Perché l’auto ecologica sarà una scelta irreversibile, anche per le flotte

L’auto elettrica ha oltre cento anni di storia. Della necessità di ridurre l’inquinamento si parla e si discute da decenni. Ma questa volta sembra quella buona: questa tornata d’iniziative green, in corso dal 2008 e che chiuderà il suo primo ciclo con la verifica degli obiettivi fissati dalla UE per il 2012, dovrebbe rappresentare il primo passo verso il raggiungimento di obiettivi globali sempre più stringenti.
Inoltre, l’analisi del contesto attuale suggerisce un consolidamento della coscienza ecologica globale, sostenuta sia da considerazioni economiche, sia da valutazioni politiche:
1) si stima che India e Cina cercheranno di raggiungere, a tendere, gli stessi tassi di diffusione dell’auto dei paesi occidentali. Se questo avverrà, si prevede che il numero di veicoli circolanti al mondo triplicherà! Appare del tutto evidente che se tale crescita non verrà sostenuta con nuove e rivoluzionarie tecnologie, dovremo subire conseguenze devastanti sull’inquinamento globale e sul prezzo dei carburanti
2) nei paesi emergenti, le nuove classi sociali in ascesa e in cerca di affermazione richiedono prodotti di status, ma anche ecologici e con un basso TCO
3) i paesi occidentali devono garantirsi l’autonomia da paesi considerati “a rischio” (Russia e paesi arabi) e tentare d’integrarsi con l’economia cinese in piena ascesa: nel 2009, per la prima volta la Cina ha raggiunto la prima posizione nella classifica dei produttori, con quasi 14 milioni di vetture prodotte (+48% rispetto al 2008), contro quasi 8 milioni del Giappone, secondo in classifica, e meno di 6 milioni degli USA che precipitano dal primo al terzo posto
4) in Europa e negli USA i cittadini manifestano una sempre maggiore sensibilità verso i problemi ambientali, da un lato, e richiedono mezzi più efficienti e con un costo di gestione ridotto, dall’altro
5) nel 2020 il 90% delle auto sarà prodotto da sole 10 case, secondo il rapporto di Deloitte “A new era. Accelerating toward 2020 – An automotive industry transformed” del 2010.
Queste considerazioni impongono una serie di riflessioni a livello aziendale per comprendere come impostare una green policy che rifletta in anticipo i futuri valori sociali ed gli immimenti scenari competitivi globali. Ciò che finora ha rallentato questo processo è la profonda incertezza riguardo alle tecnologie che prevarranno, anche a causa di una politica economica poco coordinata a livello globale ed europeo e molto carente a livello nazionale, che si è finora sostanzialmente tradotta in occasionali incentivi all’acquisto (ma solo per i privati).
Di conseguenza, i problemi decisionali aziendali sono notevoli, dato che ogni azione di procurement di flotta ha effetti pluriennali. Quale dovrebbe essere il ruolo del Fleet Manager in questa situazione? Quello di attivare canali informativi e di valutazione sulle nuove tecnologie, di rappresentare il punto d’eccellenza all’interno dell’azienda su queste problematiche, di prendere posizioni autorevoli nei confronti del top management e dei driver, coinvolgendo tutti gli attori interessati.
La posta in gioco è molto alta, perché la corretta stima di queste tendenze e l’introduzione di una green policy adeguata ed aggiornata possono consentire all’azienda di godere in anticipo di un vantaggio competitivo nei confronti del resto mercato.

  1. Penso sia una scelta non evitabile, fatti bene i conti ci saranno risparmi in futuro se evitiamo di inquinare ora.

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