Autocarri più puliti e sicuri delle auto

Parliamoci chiaro: possiamo modificare le policy delle nostre aziende in ottica green, ottimizzare l’utilizzo della flotta, ridurre le percorrenze dei driver, migliorare la loro preparazione in ottica di sicurezza… ma sul problema della mobilità urbana, in termini di riduzione dell’inquinamento e dei rischi legati alla circolazione, il nostro contributo sarà sempre poca cosa se non si interviene radicamente sul comparto dei veicoli commerciali.
Come molti di voi sapranno, l’Italia ha il parco di autocarri più obsoleto d’Europa: furgoni, minivan e maxivan, con oltre 10 anni di vita e milioni di chilometri sulle ruote, che circolano in lungo e in largo per tutto il giorno nei centri storici e nelle periferie delle metropoli, inquinando a tutto spiano; con i loro impianti frenanti scarsamente manutenuti e dotati di dispositivi di sicurezza nel migliore dei casi di vecchia generazione, mettono costantemente a repentaglio la sicurezza di chi circola sulle strade assieme a loro.
Forse vi sarete accorti: negli ultimi tempi le amministrazioni comunali hanno iniziato a mettere mano a questo problema, imponendo sempre più stringenti limiti alla circolazione ai mezzi commerciali più obsoleti, aumentando i controlli sulle revisioni e incentivandone la sostituzione.
Queste iniziative non sono affatto causali, ma si ispirano al Legislatore europeo, che ha deciso di intervenire drasticamente su questo comparto, con l’obiettivo di trasformare il trasporto merci dei prossimi anni in un settore ancora più all’avanguardia rispetto alla mobilità automobilistica.
Molte nuove normative comunitarie stanno entrando in vigore in questo periodo e molte altre vedranno l’applicazione nei prossimi anni. Ecco quali saranno i cambiamenti principali, in ordine cronologico. A partire da novembre scorso tutti i veicoli commerciali di nuova omologazione sotto le 3,5 tonnellate devono essere dotati di dispositivo Esp (il sistema di controllo della stabilità). Si tratta del recepimento del Regolamento Europeo n. 661/2009, che comprende tale obbligo anche per i pulmini fino a 9 posti. L’Esp è molto diffuso sui veicoli commerciali medio-grandi (anche di serie), mentre sui piccoli (van e derivati) è in molti casi disponibile soltanto con sovrapprezzo o addirittura non ottenibile. Anche questo obbligo porterà sicuramente un contributo alla sicurezza, ma pure il solito aggravio dei costi.
Il prossimo anno (dal 1° novembre 2012), entrerà in vigore l’obbligo di montaggio del sistema di controllo della pressione degli pneumatici. E’ un dispositivo elettronico che informa il conducente in caso di perdita di gonfiaggio anche di una sola gomma. A proposito di pneumatici: sempre a novembre, ma del 2013, i costruttori dovranno sottostare a leggi più severe in termini di resistenza al carico, alla velocità, all’aderenza sul bagnato e alla rumorosità. Ancora un anno, e il 1° novembre 2014 sarà resa obbligatoria l’adozione dell’indicatore di cambio marcia per le trasmissioni manuali. Quest’ultima normativa è ideata in funzione della riduzione dei consumi.
Proprio l’abbattimento dei consumi e delle emissioni sarà l’obiettivo primario della normativa che entrerà in vigore nel novembre 2016. L’Unione Europea, dopo numerosi tentennamenti, ha stabilito senza possibilità di proroga che i nuovi veicoli commerciali dovranno rispondere alla normativa Euro 6. Ma non basta: il Legislatore Ue ha anche deciso di fissare un limite alle emissioni di CO2: 175 g/km nel periodo 2014-2017 e 147 g/km dal 2018 al 2020. Questi limiti sono a oggi molto difficili da ottenere, e probabilmente richiederanno la riprogettazione degli attuali motori dei veicoli commerciali. Per giunta si tratta di una rivoluzione epocale: sulle auto non è previsto un limite massimo di emissioni, ma si è preferito puntare sulla “dissuasione” all’acquisto con un aggravio della tassazione. Sui mezzi commerciali, invece, l’alternativa non esisterà: o rientrano in (severissimi) limiti, oppure non potranno essere venduti!
Ma non finisce qui: il contenimento dell’inquinamento potrebbe anche passare da un inasprimento dei limiti di velocità, che oggi sono identici a quelli delle automobili. La velocità potrebbe (il condizionale è d’obbligo perché la discussione è ancora aperta) essere fissata a 100 km/h in autostrada (al posto di 130), cui si aggiungerebbe un ulteriore vincolo: il montaggio di un limitatore al motore, che non consentirebbe di superare in ogni caso i 120 km/h.
Tutte buone notizie sul versante ambientale, quindi. Un po’ meno su quello economico. Cosa consigliare, dunque, a chi si accinge a rinnovare il proprio parco automezzi da lavoro? Sicuramente di scegliere con oculatezza, prediligendo veicoli che siano dotati del maggior numero di dispositivi di sicurezza e di rispetto ambientale, perché saranno gli unici che potranno circolare liberamente nelle strade delle città. Lesinare su questi temi porterà un iniziale beneficio economico, ma innalzerà fortemente il rischio di incappare in una drastica penalizzazione nella circolazione e nei valori residui. Poiché un mezzo commerciale deve avere una durata più lunga rispetto all’auto aziendale, chi più spende oggi, probabilmente meno spenderà domani.

  1. A livello economico se ne risentirà parecchio ma a livello di salute andrà decisamente meglio. Le ‘fumate nere’ dallo scarico sono uno spettacolo insopportabile da vedere in un furgone o un auto. Figuriamoci se a nolo!

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