Europa dell’automobile: corre solo la Germania

Il quadro economico-finanziario dell’Europa è devastante, non devo certo ricordarvelo io. Quello che è interessante rilevare, invece, è che il mercato automobilistico si sta rivelando come una cartina al tornasole della situazione congiunturale dei Paesi dell’Unione.  Ossia: visionando i dati delle immatricolazioni (per scaricare i dati completi, cliccate qui: immatricolazioni_eu_dicembre11), si vede quanto la crisi attanaglia una determinata nazione. La Germania, per esempio: l’economia tira come una locomotiva e infatti anche le vendite di auto nuove vanno a gonfie vele. +8,8% nel 2011. Ma quello che più importa sono le previsioni 2012, che parlano di un mercato sostanzialmente uguale allo scorso anno. Cioè su livelli medio-alti (quasi 3,2 milioni di auto nuove). L”automobile è parte fondamentale del tessuto industriale di una nazione: quando il mercato dell’auto tira, l’economia naviga a vele spiegate. Sembra un’ovvietà, ma qualcuno dalle parti di Palazzo Chigi, pur con tutti i suoi titoli accademici, pare non averlo capito…

Ecco qualche dato illuminante  in più sulla Germania. Produzione automobilistica 2011: + 6% (sono state quasi 6 milioni le vetture prodotte sul suolo tedesco); export automobilistico: +7% (4,5 mln), un livello record.

Vediamo invece che accade negli altri Paesi automobilisticamente rilevanti. Italia: -11% (a quota 1,75 mln), con un mercato che nel secondo semestre è sceso a livello di quindici anni fa e che, se si analizzano le sole immatricolazioni ai privati, è il peggiore degli ultimi 20 anni. Anzi: negli ultimi due decenni la media della quota dei privati era stata del 77,4%, alla fine del 2011 si è fermata al 66,3%. Con le immatricolazioni aziendali e di noleggio in crescita (vistosa come quota, modesta come volumi, ad indicare che la sostituzione dei mezzi, non sempre conveniente, è comunque necessaria). Francia: terminati gli incentivi (come in Italia) ci si aspettava una flessione pesante; invece il 2011 si è chiuso con un accettabile -2,1% (a quota 2,2 mln). In calo la quota dei privati, ma su livelli fisiologici dovuti alla congiuntura. Sono cresciute, invece, parecchio le immatricolazioni aziendali: +13,6%, mentre i noleggi salgono con moderazione (+1,4%). Previsioni 2012: ci sarà una flessione dell’8%.

La Gran Bretagna, al di fuori del circuito dell’Euro, non se la passa bene, ma almeno è lontana dalle speculazioni sulla divisa comunitaria. Il mercato dell’auto nel 2011 è rimasto al di sotto dei 2 milioni di unità vendute (1,95) con una flessione sul 2010 del 4,4%. Anche in Inghilterra i consumi delle famiglie sono crollati, ma a sostenere le immatricolazioni ci hanno pensato le flotte aziendali che sono balzate al 52,7% sul totale (no, non è un errore di scrittura: in GB le flotte sono a oltre 1 auto su 2). Curioso notare che per la prima volta il diesel ha superato il benzina in termini di immatricolazioni: indice che i consumi ridotti delle auto a gasolio stanno sempre più avendo il sopravvento in una logica di contenimento del Tco. Certo, nel resto d’Europa il diesel superstar è fenomeno ormai consolidato (con la Francia che nel 2011 è arrivata addirittura a una quota del 72%, e l’Italia è tornato a salire, raggiungendo il 55,4%). Previsioni 2012: immatricolazioni stabili, modesta crescita nel 2013.

La Spagna, altra nazione debole nel circuito dell’Euro, è in fortissima recessione: -17,7% sul 2010. In pratica il mercato è tornato ai volumi del 1993. Le vendite ai privati sono al 48% del totale (-33,6%). Crescono i noleggi (+4,3%) e le intestazioni alle aziende (+6,3%). Come in Italia la situazione dei concessionari è tragica: in 12 mesi hanno chiuso i battenti 500 concessionarie, con conseguente perdita di 5.000 posti di lavoro. Ancora più pesante la situazione negli altri due Peasi “traballanti”: Grecia e Portogallo che realizzano il medesimo risultato: -31%.

La morale della favola, insomma, qual è? Che se si supporta il mercato dell’auto, si aiuta l’economia nella ripresa. Se lo si penalizza con ulteriori balzelli (ipt, bollo, accise sui carburanti eccetera), non solo si affosserà un comparto che genera il 12% del Pil, ma si incasserà sempre meno gettito fiscale. Forse è il caso che i Professori riprendano in mano il pallottoliere…

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