Crolla anche l’usato, ma qualche auto si salva

I recenti provvedimenti fiscali e i rincari delle assicurazioni, delle tasse (in particolare l’Ipt) e dei carburanti hanno depresso il mercato dell’auto del nuovo, ma anche il comparto dell’usato. Nei primi due mesi dell’anno i passaggi di proprietà hanno subito una contrazione dell’11% (significa quasi 100.000 transazioni in meno in un  bimestre, di cui circa 70.000 nel solo febbraio).  Se nel 2011 il mercato dell’auto di seconda mano aveva sostanzialmente tenuto, quest’anno la situazione sta letteralmente precipitando: sono poche le permute in rientro che vanno ad alimentare il ricambio degli stock, mentre gli esemplari in giacenza fanno le ragnatele nei depositi. E perdono valore ogni giorno che passa.

La flessione dei valori residui è infatti il vero problema di quest’anno, anche se è un fenomeno che si è innescato da almeno un triennio. Già nel 2011 le quotazioni medie dell’usato in Italia si erano allineate a quello degli altri Paesi europei (in precedenza l’usato valeva molto più da noi che nel resto del continente), mentre nel 2012 sono scesi a livelli inferiori. In particolare la sofferenza si registra sui modelli alto di gamma, i suv di dimensioni importanti e tutte le sportive. Una conseguenza diretta dell’introduzione del superbollo sulle auto oltre i 185 kW di potenza e del rischio di accertamenti fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate per possessori e utilizzatori di queste tipologie d’auto. Se da un lato alcuni modelli hanno visto scendere a precipizio il loro valore economico (le transazioni portate a buon fine hanno fatto registrare prezzi reali del 30-40% in meno rispetto ai listini delle quotazioni Eurotax) e l’unico canale di smaltimento sembra essere quello dei mercati esteri, dall’altro è tutto il mercato a rimanere in fase di recessione. Con conseguenti riflessi anche sul mercato del noleggio a lungo termine.

La componente “valore residuo” è infatti una delle voci di maggior peso nella composizione del canone: se le quotazioni scendono, i costi delle rate sui nuovi contratti sono destinati a salire. Per questo motivo è ancora più importante scegliere con oculatezza i modelli da inserire in car policy. Le indicazioni che ci arrivano dall’analisi delle quotazioni dell’usato e dei sistemi di previsione nel medio periodo dei valori residui ci dicono che a “tenere meglio” sono le vetture di categoria inferiore (citycar e utilitarie) e le medie con motori downsize. Per intenderci, tra una diesel di 2 litri di cilindrata e una diesel 1600 la differenza di valore residuo percentuale può superare i 5 punti a favore della motorizzazione di cubatura inferiore.

Sul versante delle tipologie di carrozzeria, c’è una sola categoria che sembra rimanere indenne dalla tempesta sui valori residui: quella delle crossover e delle suv di dimensioni medie. Un comparto in cui la domanda di usato è nettamente inferiore alla disponibilità di esemplari in vendita e che permette, di conseguenza, di riuscire a spuntare quotazioni più elevate. A parità di prezzo nel nuovo, infatti, tra una station wagon di categoria media e una crossover di taglia analoga, sull’usato la differenza percentuale di valore residuo si colloca, dopo tre anni, a oltre 10 punti percentuali.

Quali saranno quindi gli “assegni circolari” del mercato dell’usato dei prossimi anni? Audi Q3, Nissan Qashqai, Range Rover Evoque, BMW X1 e Volkswagen Tiguan. Su un gradino leggermente inferiore, invece, Hyundai iX35, Ford Kuga e Mini Countryman (quest’ultima penalizzata dal prezzo di listino del nuovo molto elevato). Anche questi modelli, però, manterranno valori residui sensibilmente superiori alla media del mercato. Tra i prossimi nuovi arrivi, quali sono invece i modelli da inserire nella periodica revisione della car grid? Citroen C4 Aircross, Opel Mokka, Mazda CX-5. Tra le vetture di segmento inferiore, invece, occhio alla nuova Peugeot 208, che sembra possa porsi come nuovo punto di riferimento tra le utilitarie.

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