Il mercato dei veicoli commerciali è in agonia

Che l’economia non stia vivendo un periodo felice lo sappiamo bene. Ad aggiungersi agli allarmanti numeri del mercato dell’auto, è arrivato l’ennesimo brutto segnale, ancora più pesante. Il comparto dei veicoli commerciali sta letteralmente agonizzando. A marzo le immatricolazioni sono scese alla metà rispetto allo stesso mese del 2011. E dire che già lo scorso anno non fu un periodo di vacche grasse… 

Con un pesantissimo -47% e soli 10.670 mezzi commerciali (fino alle 3,5 tonnellate di peso totale a terra) immatricolati, il marzo 2012 verrà ricordato come uno dei peggiori degli ultimi trent’anni. Anche il cumulato del primo trimestre fa segnare una flessione drammatica: -36,4%, che porta le nuove targhe dei veicoli commerciali nel 2012 a sole 33.172 unità (erano state 52.129 nel primo quarter del 2011).

L’agonia del mercato dei veicoli da lavoro è l’indicatore più lampante della difficoltà che le imprese italiane stanno attraversando: se non vengono effettuati nemmeno gli investimenti in mezzi strumentali, significa che l’economia continua a navigare in piena recessione, altro che segnali di risveglio! Un trend peraltro confermato dai dati macroeconomici su produzione industriale e disoccupazione, con buona pace del premier Monti che ritiene che il momento peggiore sia ormai alle spalle. Diversamente che il mercato dell’auto, che soffre soprattutto della politica miope del Governo tecnico che, anziché trovare una ricetta che sia un volano per il rilancio delle immatricolazioni, sta ammazzando un settore che rappresenta una fetta consistente del Pil e dà lavoro a qualche centinaia di migliaia di addetti (tra produzione, indotto e distribuzione), con tutta una ridda di nuove tasse e balzelli, la crisi del comparto dei veicoli commerciali ha un altro colpevole: il sistema bancario e creditizio italiano.

In tema di fiscalità dei beni strumentali, infatti, non si profilano all’orizzonte segnali di peggioramento (ma neanche di miglioramento: basterebbe infatti accorciare il periodo di ammortamento da cinque a tre anni per dare un impulso forse decisivo al mercato): anche la recente proposta di diminuire la deducibilità dell’auto aziendale per garantire la copertura alla riforma del Lavoro non riguarda i beni utilizzati al solo scopo strumentale. Il vero colpevole è dunque la stretta creditizia, che sta letteralmente soffocando la capacità di investimento delle piccole e medie imprese, che sono, come sappiamo bene, il nucleo centrale del tessuto imprenditoriale nazionale.

C’è da chiedersi che fine abbia fatto la montagna di miliardi di euro (per l’esattezza sono 139 al ridicolo tasso d’interesse dell’1%) che la Banca Centrale Europea ha immesso nel circuito del credito italiano. Ma che le banche si stanno guardando bene dal porre a disposizione delle aziende che intendono fare investimenti. Pare infatti che gli istituti di credito stiano utilizzando questo fiume di denaro soltanto per migliorare la propria posizione finanziaria (che è drammatica perché loro stessi hanno alimentato la speculazione finanziaria che ha generato la crisi). Il tutto per rispettare i ratio patrimoniali imposti dalle normative bancarie di Basilea 2. Ma se le banche non fanno “lavorare” i soldi, le imprese chiuderanno, i privati (senza lavoro) ridurranno ulteriormente i propri consumi e la catastrofe del default totale si avvicinerà a grandi passi. Che se ne faranno mai di bilanci immacolati le grandi e piccole banche italiane? Pare proprio strano che l’attuale Governo, così infarcito di “tecnici” di estrazione bancaria, non stia muovendo un dito per strigliare gli ex colleghi… eppure è così: provate ad andare alla vostra banca a chiedere un finanziamento per acquistare un furgone e guardate quanti bastoni tra le ruote vi pongono. Anziché stendervi il tappeto rosso…

  1. GABRIELE PIZZOLATO aprile 26, 2012, 2:31 pm

    questi bollettini di guerra oramai si susseguono con cadenza giornaliera, non passa giorno che non ci siano brutte notizie.
    sono lungi dal voler essere sacente, ma perchè i tecnici che sono al governo non tagliano le spese correnti? Facciano una semplice somma di
    tutte le spese correnti dello stato italiano e comincino a tagliare dando spazio a spese per investimenti quali potrebbero essere quelli per il comparto automotive,oramai completamente defraudato di tutti i benefici fiscali, ma l’auto traina il mercato e si dovrebbe dare grande respiro dando la possibilità di detrarre il costo el’IVA anche per le auto e non solo per i V.C., come succede in germania che non sono miopi come gli italiani.
    Mi astengo dal parlare delle banche; quella è vera mafia della peggior stirpe.
    L’immobilità e scelte sbagliate creano la paralisi che c’è ora in Italia.
    Tutti parlano ma quelli che sono nella stanza dei bottoni dovrebbere agire, agire, agire.

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