L’Europa insegna: senza incentivi l’auto elettrica non parte

Quarantacinque auto elettriche immatricolate in Italia ad aprile: non è certo un risultato eclatante. Che si aggiunge a un altrettanto poco confortante 118 unità consuntivate nell’intero primo trimestre 2012. Con una modesta crescita, insomma, rispetto a quanto registrato nell’intero 2011: 290 targhe. Numeri da osservare con la lente d’ingrandimento, per non dire con il microscopio, tanto sono piccoli…

L’auto elettrica stenta a decollare? Non è proprio così, se paragoniamo questi dati quasi ridicoli per un Paese che, crisi o non crisi, a fine anno arriverà a targare 1,4-1,5 milioni di auto nuove (rispetto ai 2,5 milioni del record di qualche anno fa) agli 8.000 test drive effettuati nel weekend di “porte aperte” organizzato da Renault per il lancio commerciale della biposto da città Twizy Z.E. L’interesse per l’auto a emissioni zero c’è, eccome. Ma manca la giusta spinta. Che, ovviamente, si chiama incentivo.

Mi sono divertito ad analizzare i contributi che alcuni Paesi europei mettono a disposizione degli acquirenti di vetture elettriche, scoprendo dati interessanti (li riassumo nella tabella consultabile qui). La media europea è di oltre 5.000 euro per ciascun’auto elettrica acquistata. Con punte di generosità da parte di alcuni Stati (per esempio la Danimarca) che arrivano a 20.500 euro, oppure a 17.500 euro della Norvegia. I Paesi automobilisticamente più rilevanti in termini di immatricolazioni (Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna) si attestano tra i 5.000 e i 6.000 euro di contributo. Mentre il Governo del Belgio stacca un assegno agli acquirenti di 10.000 euro. Più “sparagnine” l’Austria (2.500 euro) e la Svezia (470 euro) che però, rispetto allo zero dei nostri amministratori pubblici fanno una figura da “manibucate”.

Ora proviamo ad analizzare altri numeri: quante auto elettriche sono state vendute in Francia  nel primo trimestre 2012? 1.200. Con una formidabile crescita rispetto all’intero 2011 (circa 2.000) e più ancora rispetto al totale del 2010 (133). Ricordo che, poche righe più su, avevo scritto che in Italia da gennaio a marzo sono state targate 118 vetture a corrente, ossia il 10% rispetto alla Francia. Ma i nostri cugini transalpini non sono il Paese in cui l’auto elettrica è più diffusa: la patria delle vetture a emissioni zero è la Germania, che nel 2011 ne ha targate circa 2.500 (185 nel 2010). E anche la Norvegia non se la cava male (anzi, in proporzione al parco circolante è un risultato incredibile): 1.900 auto vendute nel 2011. Vi devo rammentare gli incentivi statali in vigore in questi Paesi, a rischio di essere ripetitivo: Francia e Germania 5.000 euro; Norvegia 17.500 euro.

Vi suggeriscono qualche idea questi numeri? A me la prima cosa che viene in mente è che con un bel contributo statale l’auto elettrica vola. Come peraltro previsto dal Disegno di Legge congiunto (e bipartizan) Ghiglia-Lulli (vedi qui) che però langue da parecchi mesi nei meandri del Parlamento. Quanti quattrini servirebbero per finanziare la creazione di infrastrutture adeguate e per incentivare l’acquisto di auto elettriche? Meno di 70 milioni di euro sarebbero sufficienti a garantire la copertura a un progetto quinquennale di sostegno alla mobilità elettrica.

Vi ricordo che, soltanto dall’auto aziendale, il Governo Monti intende prelevare 3 miliardi di euro per finanziare la Riforma del Lavoro. Anziche affossare per l’ennesima volta il mercato dell’automobile, forse potrebbe evitare qualche spreco di risorse pubbliche e sganciare qualche spicciolo per spingere la mobilità a impatto zero…!

  1. Giuliano Cosimetti maggio 10, 2012, 3:33 pm

    In questo mondo a nessuno interessa l’auto elettrica. Specialmente nelle nazioni dove l’aumento delle accise sul carburante salgono alle stelle come razzi.

    Negli ultimi mesi si è sentito un gran parlare di auto elettriche, ma di effettivo non c’è stato nulla.

    Chi vorrà spostarsi con l’auto, dovrà farlo ancora per molto con benzina e diesel, è inutile illudersi.

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