Consumo di carburante dichiarato: una bugia dalle gambe corte

Chi di voi è mai riuscito a ottenere un consumo di carburante vicino a quanto dichiarato dal Costruttore? Sicuramente pochissimi, probabilmente nessuno. I dati di omologazione vengono infatti realizzati secondo una procedura standard (Direttiva Ue 1999/100 CE) ottenuta in laboratorio, che riproduce condizioni ottimali che su strade aperte al traffico non si realizzano mai. Giusto per curiosità, volete conoscere qualche dettaglio sui test di omologazione? Eccovi accontentati.

Partiamo dalle condizioni del test. In un laboratorio dotato di banco a rulli (quindi non su strada reale), viene utilizzata una vettura campione, che ha già percorso almeno 3.000 km (dunque già rodata); la temperatura dell’ambiente è regolata sui 20 gradi e la pressione atmosferica tarata a 1000 millibar. A bordo c’è soltanto il guidatore, che deve pesare 75 kg (o tale limite viene raggiunto con zavorra). La simulazione del test inizia con il cosiddetto “ciclo urbano” che dura “ben” 195 secondi (ossia poco più di tre minuti). Si parte col motore freddo, si raggiungono lentissimamente i 15 km/h e poi si decelera (senza frenare). Si effettua una sosta di pochi attimi con il motore al minimo (che rappresenta la simulazione dei semafori, e se c’è lo Stop & Start il consumo è ovviamente pari a zero). Poi si riaccelera, sempre molto gradatamente, fino ai 30 all’ora e si risosta per qualche attimo. Infine si raggiunge una punta massima di 50 km/h e si frena. Complessivamente la velocità media nel test è di 19 km/h. Il test viene ripetuto quattro volte e il consumo risultante è una media dei quattro test.

Ancora più irrealistico (per non dire ridicolo…) il test di consumo extraurbano: dura 400 secondi (sei minuti e 40 secondi…!) e prevede una velocità media di 63 km/h. Tre sono le accelerazioni (sempre gradualissime…) con successivi rallentamenti: fino a 70 km/h, fino a 100 e fino a 120. Al limite massimo di 120 km/h la vettura viaggia soltanto per pochi secondi. E poi stop. Anche in questo caso, il test viene ripetuto quattro volte e il dato ricavato ne è la media matematica.

Potete capire che prove di questo genere non siano assolutamente un parametro di riferimento nella guida di tutti i giorni. E che quindi per una flotta aziendale non possano essere un indicatore rilevante. La misurazione dei consumi reali della flotta (e gli opportuni correttivi da suggerire o imporre ai driver) deve essere realizzata con metodologie differenti. E ciò è tanto più importante in un momento in cui il prezzo dei carburanti lievita in continuazione, fino a rappresentare il 30% e oltre del Total Cost of Ownership del parco auto.

Il metodo di rilevazione più semplice (ma comunque efficace) è quello di analizzare i report delle fuel card, di confrontarli con gli anni precedenti e di entrare nel dettaglio dei singoli driver che effettuano percorrenze simili tra loro a parità di veicolo.

Molto più raffinato è però un sistema di monitoraggio puntuale dei consumi, che può fornire utili indicazioni al driver stesso anche nel momento in cui è al volante. Le auto moderne sono tutte dotate di sistemi di controllo che possono facilmente interfacciarsi con strumenti di monitoraggio dei consumi, che possono essere supportati anche dai sistemi di navigazione satellitare e che, quindi, possono migliorare la performance di consumo anche attraverso la pianificazione dei percorsi.

Ottenere un risultato di risparmio sensibile è alla portata di tutti: usare responsabilmente la propria vettura aziendale è un’iniziativa importante, non soltanto per il rispetto verso l’ambiente, ma anche nei confronti del datore di lavoro che, se riesce a fare saving significativi su questo tema, potrà concentrare le risorse economiche sul core business.

Da ultimo, alcune curiosità: sapete quanto si differenziano i consumi reali delle auto rispetto a quanto dichiarato? Da un minimo del 10 a un massimo del 40%. E quali sono le tipologie di alimentazione che più si avvicinano nella realtà ai cicli di test teorici? Le auto ibride-diesel, seguite da quelle a gasolio, dalle ibride-benzina e da quelle a benzina o a gas.

  1. Alessandro Giorgi maggio 28, 2012, 4:07 pm

    I miei colleghi utilizzatori se ne sono accorti da tempo, il problema è convincere il nostro ufficio del personale a considerare per il rimborso dei parametri più oggettivi.
    Purtroppo non siamo ancora arrivati alle carte carburanti per tutti, e gli utilzzatori a rimborso chilometrico si lamentano che
    non riescono a stare nel rimbroso offerto dalla società, che tiene conto dei consumi dichiarati in città, e il alcuni casi i colleghi lamentano di rimetterci anche 200 euro al mese.
    L’ufficio del personale ribadisce che deve basarsi su dati certificati o comunque presentati da riviste del settore; perchè quaatroruote e le altre riviste del settore non mettono i dati reali ma utilizzano i dati dalle case automobilistiche?

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