Flotte made in Korea? Un’alternativa valida

Nel mercato italiano del 2012, le uniche Case tra i costruttori di volume a ottenere il segno positivo sono Dacia, Hyundai, Kia e Chevrolet. Non è un caso che siano tutti brand considerati low-cost. Dacia a parte, cui ho dedicato un post la scorsa settimana, vale la pena di fare qualche considerazione commerciale sui tre brand coreani. Molti fleet manager si stanno infatti chiedendo se sia il caso di inserire in Car Policy questi marchi. A mio avviso sì, e vi spiego il perché.

Innanzitutto per una questione di prodotto. Oggi tutti e tre questi brand hanno una gamma che comprende modelli che potrebbero riscuotere l’interesse della clientela business. Chevrolet, oltre alla Volt, l’ibrida extended range che ha ottenuto il titolo di Auto dell’Anno, ha un’interessante berlina di categoria media, la Cruze, che è una delle poche tre volumi (se non l’unica) di dimensioni generose e di prezzo basso. Cui si è aggiunta recentemente la berlina hatchback (due volumi) ed è in arrivo anche la station wagon. Kia punta le sue chance di successo nel mercato flotte con la nuova Cee’d e la gamma suv, mentre Hyundai ha recentemente costruito una famiglia completa di modelli per la clientela business, dalla monovolume ix20 alle berlina e wagon i30, alla grande i40 (4 porte o SW), oltre ai suv ix35. (MORE)

Tra le motivazioni di successo delle auto coreane di ultima generazione c’è lo stile accattivante, abbinato a un netto miglioramento della qualità costruttiva e dei materiali utilizzati per l’assemblaggio. Perché questi costruttori hanno aperto centri di design in Europa, più in sintonia con il gusto degli automobilisti del vecchio continente, e in alcuni casi hanno addirittura realizzato degli insediamenti produttivi nell’Est Europa.

Lo sviluppo della gamma in termini di prodotto è abbinata, in modo intelligente, alla nascita di sistemi commerciali specifici per questa tipologia di clientela, strutture separate per grandi clienti e di small business solution, processi interni, strumenti finanziari con captive o tramite partnership con operatori del noleggio a lungo termine (è di questi giorni l’accordo di Kia Motor Italia con Arval per la creazione di Kia Renting, ma la collaborazione tra i due operatori è da tempo consolidata a livello europeo, così come risale a un anno fa la nascita di Hyundai Renting, che prevede il supporto di ALD Automotive).

Ma c’è di più: i coreani fanno sul serio su altri due temi fondamentali nell’ambito delle flotte: il monitoraggio dei valori residui, finalizzato al mantenimento su livelli elevati, in ottica di miglioramento della competitività del canone di noleggio, e studi approfonditi di analisi del Total Cost of Ownership. Proprio per questo obiettivo vanno intesi gli accordi che, per esempio Kia Motor Italia, ha realizzato con Eurotax e Quattroruote per il rilevamento dei valori residui sul mercato dell’usato e con Jato Dynamics per l’affinamento dei costi d’esercizio sulla base della comparazione con i prodotti della concorrenza.

Infine il cavallo di battaglia dei costruttori coreani: la garanzia di lunga durata, che nel caso di Hyundai e Kia arriva rispettivamente a cinque e a sette anni. Un elemento che contribuisce a innalzare il valore residuo e a far crescere l’immagine di marca in termini di qualità costruttiva e durata.

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