Incentivi 2013: un pannicello caldo…

I nuovi incentivi sono Legge dello Stato. Approvati dai due rami del Parlamento prima delle ferie estive con un blitz che non ha mancato di suscitare perplessità, soprattutto da parte delle associazioni di categoria (sia i costruttori sia i rappresentanti dei concessionari), perché inseriti all’ultimo momento sotto forma di articolo aggiuntivo (il 17-bis, per leggere tutto il Decreto, cliccare qui) nell’ambito del Decreto Crescita, i bonus statali offrono un contributo da 2.000 euro fino a 5.000 euro, ma soltanto per le vetture a basso o bassissimo impatto ambientale. Cioè alle auto elettriche, alle ibride e a quelle a metano o a gpl. Sarebbero della partita anche le auto alimentate a idrogeno, ma chi le ha mai viste nei listini?

Chiarisco subito la mia posizione: questi incentivi servono a poco, anzi: a pochissimo. Innanzitutto perché i fondi sono limitati a 50 milioni di euro all’anno (per il periodo 2013-2015). Mi sono divertito a fare i “conti della serva”: considerando l’importo dei contributi destinato alle singole categorie di emissioni (5.000 euro fino a 50 g/km di CO2; 4.000 euro da 51 a 95 g/km; 2.000 euro da 96 a 120 g/km, con un limite massimo del 20% del prezzo di listino), i fondi saranno sufficienti a sovvenzionare circa 30.000 auto a gas o ibride di medie dimensioni (quindi pochissime, considerando che, pur in un anno di crisi, da gennaio ad agosto di quest’anno sono state targate 80.000 vetture a gpl, 35.000 a metano e 3.500 ibride) e circa 3/4.000 auto elettriche o ibride con emissioni limitate sotto la soglia dei 95 g/km (un numero forse spropositato, visto che da gennaio ad agosto di elettriche ne sono state targate in Italia circa 300). Succederà quindi che i fondi per le auto con emissioni fino a 120 g/km si esauriranno in pochi giorni, forse un paio di mesi, mentre quelli più elevati potrebbero non essere spesi.

Ma non basta. Il contributo più alto potrebbe sembrare consistente, ma non è così. Un’auto elettrica costa in media oltre 30.000 euro (cui si aggiungono in molti casi i costi di noleggio delle batterie) e quindi il contributo risulta essere soltanto un “pannicello caldo”… specie considerando che in altre nazione d’Europa, il contributo supera i 10.000 euro.

Certo, il Governo è abituato a “fare le nozze coi fichi secchi”, però in questo caso dà l’impressione di buttare i soldi al vento. Magari avrebbe potuto compiere un’azione più mirata, abbassando il contributo per estendere i benefici anche alle vetture ad alimentazione tradizionale, ma con emissioni bassissime (per esempio, sotto i 100 g/km di CO2). Anche perché ci sono tanti modelli (qualcuno anche diesel) dal prezzo di listino basso (persino attorno ai 10/12.000 euro), che in fatto di emissioni ridotte, hanno poco da invidiare alle tanto celebrate (e costose) ibride.

Fatte le doverose critiche, parliamo dei lati positivi del provvedimento. Per esempio: gli incentivi sono estesi anche al leasing e al noleggio; e la parte più cospicua dei fondi (il 70%) sono destinati al rinnovo dei parchi auto aziendali, sia pubblici sia privati. Un altro “contentino” per le flotte, insomma. Magari studiato per “compensare” in parte i minori sgravi sulla detraibilità che, guarda caso, partiranno proprio dal 2013…!

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