Ennesima stangata: colpita ancora la fiscalità aziendale

Dal 2013 l’auto aziendale costerà di più. No, non si tratta di aumenti dei canoni di noleggio, delle tariffe delle assicurazioni, dei prezzi dei carburanti (abbiamo già dato in abbondanza nel recente passato), bensì di un ennesimo inasprimento della fiscalità sull’utilizzo lavorativo dell’automobile, deciso dal Governo Monti che si dimostra ogni giorno di più un vampiro insaziabile, soprattutto nei confronti degli automobilisti.

Questa volta il prelievo dalle nostre tasche si è concentrato sulla fiscalità dell’auto aziendale, che peggiora sensibilmente. In sostanza, il carico fiscale cresce, perché per alcune fasce di utilizzatori la detraibilità passa dal 40% al 20% (quindi una diminuzione del 50%) e per altre dal 90% al 70%. A rimanere indenne è la fiscalità sull’utilizzo strumentale (la cui deducibilità rimane al 100%) e quella per i rappresentanti e gli agenti di commercio (ferma all’80%). Mentre vengono colpiti i professionisti e le imprese che hanno le auto per l’utilizzo aziendale ordinario o di pool (20%) e per quelle che hanno un parco di autovetture date in uso promiscuo ai dipendenti con la concessione del fringe benefit (70%).

Tutto ciò si traduce, come calcolato dai commercialisti dello studio De Matteis di Torino (i docenti della nostra scuola di formazione Fleet Academy), in un aumento dei costi dell’auto aziendale di ben il 6,28% a partire dal 2013 rispetto al 2012. Un aumento di oltre il doppio dell’inflazione! In questo caso, però, non si tratta di riallineamento dei prezzi sulla base del costo della vita, bensì di un prelievo fiscale assolutamente iniquo, perché per nulla allineato con la fiscalità sull’auto aziendale del resto d’Europa. Con quest’ultimo provvedimento, infatti, il Governo Monti ha raggiunto l’invidiabile traguardo di posizionare l’Italia al primo posto come Paese più vessatorio nei confronti dell’auto aziendale. In sostanza, un’auto aziendale che costa 20.000 euro all’anno, avrà nel 2013 un maggior costo di 1.256 euro a causa del maggior carico fiscale: non è certo questo il sistema per rilanciare l’economia del Paese…

Una manovra, quella dell’Esecutivo capitanato dal Professore bocconiano, che si è svolta in due fasi. La prima, con la Legge n. 92 dello scorso 28 giugno (quella della Riforma del Lavoro, appunto la cosiddetta “Legge Fornero”), che stabiliva una diminuzione della deducibilità dal 40 al 27,5%. E poi, in una seconda fase avvenuta proprio in questi ultimi giorni, con un provvedimento contenuto nel Disegno di Legge sulla Stabilità (cioè quella che una volta si chiamava “Legge Finanziaria”). I nostri “brillanti tecnici” (le virgolette sono un obbligo), dotati di fervida fantasia e di spirito pratico, hanno pensato: “già che ci siamo, facciamo cifra tonda, abbassiamo la deducibilità ulteriormente, dal 27,5% al 20%, con un taglio secco del 50% rispetto a quanto concesso in precedenza”. Rimaniamo senza parole…

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