Mercato Europa in sofferenza, anche nelle flotte aziendali

Nei primi dieci mesi del 2012 sono state immatricolate nel Vecchio Continente 10.722.859 nuove vetture, con una contrazione del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2011. Le previsioni degli analisti di Global Insight sostengono che a fine anno il calo delle vendite sarà confermato attorno al 7%, quindi con un cumulato di immatricolazioni di 12,2 milioni. L’Italia, con un calo del 19,7% pari a circa 300.000 immatricolazioni in meno, è il Paese in maggiore sofferenza. Risultati fortemente negativi anche per la Francia (-13,3%, ossia oltre 240.000 vendite in meno) e la Spagna (-11,9%, cioè 80.000 auto nuove in meno). Su volumi inferiori, ma con vendite che precipitano, sono la Grecia (-40%) e il Portogallo (-38%). Se la cava, invece, la Germania, che fa segnare una perdita dell’1,6% nei primi dieci mesi (con una crescita dello 0,5% a ottobre) e in gran spolvero la Gran Bretagna (+5% nel comulato annuale e +12% a ottobre).

Gli altri Paesi continentali marciano a due velocità: quelli dell’Est e del Nord crescono (soprattutto Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Islanda), quelli dell’Europa Centrale e dell’Ovest calano in modo generalizzato (in particolare Olanda e Belgio).

L’unico dei grandi Paesi “automobilistici” a dimostrare vitalità è dunque la Gran Bretagna. Però, a trainare la domanda, è la clientela retail (+24% a ottobre, + 12,4% nel cumulato annuale), mentre le flotte aziendali rimangono ancorate ai livelli del 2011. A farla da padrone, insomma, sono le auto dei privati, in particolare quelle destinate a un utilizzo prevalentemente cittadino, le cui vendite sono spinte da un clima generalizzato di fiducia dei consumatori, innescato dal basso livello d’inflazione e dalla crescita dell’occupazione. Sul versante aziendale, invece, il rinnovo del parco automobilistico è un po’ più rallentato. Il che non è un segnale positivo, in una nazione dove le flotte costituiscono oltre la metà delle immatricolazioni. Ben diverso è invece il clima che si respira nei Paesi che fanno parte del circuito dell’Euro, dove la crisi del debito continua a mostrare i suoi effetti più deleteri sulla propensione all’acquisto, in particolare sui beni durevoli e di alto costo.

La Germania, locomotiva d’Europa, è in attesa di nuovi provvedimenti a sostegno della mobilità a impatto zero, previsti nel 2013, che si tradurranno in importanti sgravi fiscali per le flotte aziendali. Per questo, il mercato business è allineato su livelli medio-bassi. Se i tedeschi respirano un clima d’attesa, i francesi invece stanno vivendo una crisi di cui non si vede luce nel breve e medio termine, soprattutto per gli acquisti aziendali. Che nell’arco di pochi mesi sono passati dal 40 e oltre per cento a un magro 33,2%. Il motivo della contrazione è molto simile a quello italiano: l’inasprimento della politica fiscale. Gli ultimi provvedimenti sono considerati infatti come i più duri degli ultimi trent’anni. Hollande come Mario Monti, insomma, e i risultati negativi in termini di vendite automobilistiche non hanno tardato a farsi vedere.

In Spagna non si sono ancora visti i benefici del piano di incentivazione all’acquisto previsto per le vetture con emissioni sotto i 160 g/km (che quindi riguarderanno anche modelli di fascia medio-alta, e dunque anche per le flotte in benefit), che prevede uno sconto di 2.000 euro (metà erogati da Case e Concessionari, metà dallo Stato). Nessun risultato ancora sui numeri delle nuove targhe, ma sul quantitativo di ordini sì: +70% a ottobre su settembre. Il calo delle immatricolazioni spagnole riguarda soprattutto gli acquisti diretti delle aziende (-26,4% a ottobre, -17% nei 10 mesi del 2012), mentre il comparto del noleggio è ripartito alla grande a ottobre (+29%).

Cosa ci dicono, quindi, questi numeri? Che l’Europa è in crisi anche nei Paesi che si ritenevano immuni (leggi: Germania) e che senza una seria politica di crescita, sviluppo e pianificazione di medio-lungo periodo non si va da nessuna parte. Ossia esattamente come sta avvenendo in Italia (ma anche in Francia). Nei Paesi in cui i Governi sostengono l’espansione industriale e l’incentivazione del lavoro (come per esempio le nazioni che un tempo facevano parte del circuito satellite dell’Unione Sovietica), l’economia è già ripartita e, di conseguenza, il mercato dell’automobile. Che è sempre stato uno degli indicatori principali dello stato di salute dell’economia nazionale. In questo l’Italia, con i suoi volumi di vendita odierni da anni Settanta, ci dà una misura molto precisa della situazione reale.

  1. […] Acquisti che, sia per la crisi che per i miglioramenti qualitativi dei mezzi attualmente a disposizione, sono sempre meno e sempre più rarefatti nel tempo. I dati, e come questa crisi riguardi anche le flotte del noleggio a lungo termine B2B, li riporta Fleetblog in questo post. […]

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