Fringe benefit 2013: aumenti del 5%, ma la stangata è un’altra

Da qualche giorno sono on line sul sito dell’Automobile Club d’Italia le tabelle nazionali relative al periodo d’imposta 2013, necessarie ai fini della determinazione del compenso in natura per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti: il cosiddetto “Fringe Benefit”. I costi chilometrici servono anche per quantificare l’importo dei rimborsi spettante ai dipendenti o professionisti che utilizzano il proprio veicolo svolgendo attività a favore del datore di lavoro. Il fringe-benefit, cioè la retribuzione in natura che deriva dalla concessione in uso ai dipendenti dei veicoli aziendali che vengono destinati ad uso promiscuo per esigenze di lavoro e per esigenze private è calcolato sulla base di queste tabelle che riportano una percorrenza annua di 15.000 chilometri. L’imponibile si ottiene quindi moltiplicando il costo chilometrico per 15.000 e calcolando poi il 30%, quota che la legge stabilisce presuntivamente per l’uso privato del dipendente.

Analizzando le tabelle ACI, per il 2013 si osserva un incremento dei costi chilometrici di circa il 5%, cioè una crescita molto simile a quella registrata lo scorso anno. Un aumento contenuto, dunque, anche se, come vedremo tra breve, non è questa la voce di costo che trasformerà quest’anno l’utilizzo di un’auto aziendale in un vero e proprio salasso. L’aumento, sebbene superiore a quello dell’inflazione (che nel 2012 è stata del 3,3%) dovrebbe coprire l’innalzamento dei costi di acquisto e di gestione (carburanti, prezzi di listino, assicurazioni, manutenzione eccetera). Sappiamo però che, come avvenuto lo scorso anno, l’aumento reale dei prezzi nel settore dell’automotive è ben maggiore, soprattutto per alcune voci di costo. Se da un lato, complessivamente, il rincaro dei listini lo scorso anno è stato un po’ al di sotto dell’inflazione (circa il 2%), pur a fronte di un innalzamento dei contenuti (soprattutto in termini di sicurezza: per esempio l’esp è entrato a far parte della dotazione di serie di moltissimi modelli di vetture), la spesa per le assicurazioni è cresciuta a dismisura (in alcuni casi anche attorno al 30%), in particolare per le tariffe Rc delle auto aziendali, così come i carburanti (che però all’inizio di quest’anno hanno fermato la propria corsa al rialzo), che nel 2012 sono saliti di circa il 20%. Come Fleetblog ha scritto in occasione di un altro post su questo argomento lo scorso anno, dunque, il “calmiere” sui valori del fringe benefit ha il sapore di una mossa politica.

Sotto il profilo dell’impresa, per le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti, la lett. b-bis dell’art. 164 del TUIR disponeva (fino al termine del 2012) che i relativi costi siano deducibili “nella misura del 90% per i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta”. L’art. 4 comma 72 lettera b della L. 92/2012 di riforma del mercato del lavoro, però, modificando la lettera b-bis dell’art. 164 del TUIR, riduce dal 90% al 70% la deducibilità dei costi relativi ai veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta. In tal caso, non si applicano i limiti al costo fiscalmente riconosciuto per i veicoli aziendali in genere; nel caso, per esempio, di autovettura avente un costo pari a 50.000 euro, data in uso promiscuo al dipendente, la stessa è quindi deducibile anche per il costo che eccede i 18.075,99 euro. Con riferimento alla concessione in uso promiscuo per la maggior parte del periodo d’imposta, si osserva che secondo quanto affermato dalla C.M. n. 48/E/1998 “si considera dato in uso promiscuo al dipendente per la maggior parte del periodo d’imposta il veicolo utilizzato dallo stesso per la metà più uno dei giorni che compongono il periodo d’imposta del datore di lavoro”. La medesima circolare precisa che non è necessario che l’uso promiscuo sia avvenuto in modo continuativo e che il veicolo sia stato utilizzato da un solo dipendente. L’intervento del Legislatore, indotto dalle ben note esigenze di gettito fiscale, si è limitato alla riduzione della percentuale di deducibilità. Il che autorizza a ritenere ancora valida l’interpretazione restrittiva fornita dall’Agenzia delle Entrate con la circ. n. 47/2008, in base alla quale la percentuale di deducibilità va applicata all’intero ammontare dei costi riferiti ai veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti.

Un taglio di quasi un quarto della deducibilità sull’auto aziendale concessa in benefit potrebbe avere effetti disastrosi sul comparto delle flotte aziendali. A conferma di ciò, i primi dati sulle immatricolazioni di questo inizio anno non fanno ben sperare: la contrazione delle immatricolazioni a partite Iva e nel comparto del noleggio indicano un notevole rallentamento (compreso, dalle prime stime, tra il 15 e il 20% rispetto a un già pessimo 2012). A livello di sensazioni, la situazione è ancora più pesante: molte aziende stanno pensando di rivedere in modo approfondito le car policy di assegnazione delle vetture aziendali, con un restringimento della lista degli aventi diritto.

Parlando di valori del fringe benefit, infine, riportiamo qualche esempio tratto dalle tabelle Aci del 2013. Un’Alfa Romeo 159 2.0 Jtdm 170 cv Sportwagon passa da un benefit annuo di 2.665,44 euro (2012) a 2.809,23 euro (2013), con una crescita di 143,79 euro (+5,1%); un’Audi A4 Avant 143 cv cresce da 2.701,61 a 2.920,08 euro (+7,5%), mentre una Lancia Delta 2.0 mjt 165 cv passa da 2.483,41 a 2.616,12 euro.

  1. E se venissero commercializzate auto con sistemi di sicurezza massimi, dite che le stangate si abbasserebbero? Un articolo su Focus di questo mese la da come possibilità!

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