Automobile: il bancomat a perdere del Professor Monti

Il secondo Presidente della Repubblica italiana Luigi Einaudi, economista di chiara fama, un giorno disse: “qualunque imbecille sarebbe in grado di alzare le tasse, piuttosto che tagliare la spesa pubblica”. Evidentemente gli illustri professori che compongono l’Esecutivo attuale hanno la memoria corta. Così come il Governo capitanato da Mario Monti pare avere ricordi ottenebrati, in fatto di citazioni, anche nel campo internazionale. Per esempio, sembra che nessuno degli attuali ministri, soprattutto quelli ai vertici dei dicasteri economici, ricordi quanto quarant’anni fa affermò il giovane economista americano Arthur Laffer mentre si trovava al ristorante Two Continents di Washington con due politici che poi fecero una grande carriera: Donald Rumsfeld e Dick Cheney. I due, all’epoca, erano gli uomini forti dell’amministrazione Gerald Ford. In quegli anni Settanta, l’America era schiacciata da una forte inflazione. Il presidente degli Stati Uniti aveva avuto una superidea per risolvere la situazione: aumentare le tasse. A quel punto il giovane economista non ci pensò su due volte e, per dimostrare l’assurdità della proposta, prese un tovagliolo di carta e segnò due assi cartesiani. Su uno registrava il gettito fiscale dello Stato e sull’altro l’aliquota fiscale. La curva disegnata era molto chiara e netta. All’aumentare delle aliquote, gli incassi per lo Stato scendevano a precipizio.

Insomma: la morale è ovvia: di tasse e balzelli si muore. Ed è questo quello che sta accadendo al nostro Paese. Soffocati da balzelli, tributi, accise e tasse varie, i consumatori hanno smesso di comprare e gli imprenditori si avviano in massa ad abbassare le saracinesche degli impianti produttivi. In questi primi due mesi del 2013, si stanno chiudendo le partite Iva al ritmo di 1.000 al giorno (e se ne aprono di nuove in ragione di meno di un quinto). Venendo all’Automotive, uno dei comparti più tartassati nel 2012, stanno chiudendo i concessionari al ritmo di uno al giorno (mentre il 65% del totale chiude il bilancio in perdita), mentre non si sa quante siano le aziende dell’indotto costrette a dismettere l’attività. Oltre al danno, la beffa: accanto a una fortissima riduzione degli introiti dell’Erario, si aggiunge anche il costo degli ammortizzatori sociali.

Vediamo nel dettaglio un po’ di numeri, presi quasi causalmente dalle statistiche che abbondano in questi giorni in rete. Innanzitutto rispondiamo a una domanda: quanto vale il comparto dell’Automotive in Italia? Rappresenta l’11,4% del Pil e ben il 16,6% delle entrate nazionali (leggi: tasse). E dà lavoro a 1,2 milioni di addetti. Il Professor Monti ha dimostrato chiaramente di considerare questo comparto come una sorta di limone da spremere. Anzi, come un bancomat da utilizzare all’infinito per i suoi prelievi di cassa. Dimenticando però che in genere il bancomat ha un limite di spesa, oltre il quale non si può andare. Con la manovra “Salva Italia 2012” dall’automobile il professore bocconiano si aspettava un incremento delle entrate di 5 miliardi di euro (tra aumenti delle accise sui carburanti, superbollo, un punto in più di Iva eccetera).

Invece, è successo che tirando sempre più la coperta da una parte, ci siamo scoperti dall’altra. Per esempio: che effetto hanno avuto i sette rincari consecutivi delle accise su benzina e gasolio che il Professore ha imposto? Che i consumi sono calati di circa 15 punti percentuali e quindi, rispetto all’anno precedente, le accise incamerate dal Fisco vorace sono diminuite di ben 581 milioni di euro. Insomma, il Governo dei “tecnici” ha fatto i conti senza l’oste. Altro esempio: la tanto odiata tassa sul lusso, che avrebbe dovuto generare introiti per 387 milioni di euro soltanto dall’automobile, ne ha prodotti solamente 92 (pari quindi al 24% delle attese). In pratica meno di un quarto di quanto si pensava di poter prelevare dal bancomat Italia. Se poi guardiamo quanto si è ricavato dalla tassa sul lusso sul settore nautico, è andata ancora peggio: soltanto il 14% di quanto preventivato è arrivato nei forzieri dell’Erario. E per quanto concerne gli innalzamenti delle tasse sulle assicurazioni? L’effetto più concreto è che ci sono milioni di automobilisti che non possono più pagare le polizze Rca e quindi o hanno fermato l’auto o circolano senza copertura, oppure ancora con tagliandi contraffatti. Sembra che in alcune parti del Paese oltre un terzo degli automobilisti siano privi di copertura…

Un altro effetto comunque c’è stato: considerare i proprietari e gli acquirenti di auto costose, sportive e di alta cilindrata, degli evasori sicuri, da stangare in ogni modo, ha determinato la scomparsa quasi totale di questo mercato (proprio in Italia, che è la patria delle granturismo). E, in più, l’esportazione definitiva di un quinto del circolante di questo tipo (erano 200.000 le auto di lusso in Italia, 40.000 delle quali sono emigrate all’estero nel corso del 2012). Con conseguenze immaginabili anche sul post-vendita: quindi officine, ricambi, gommisti eccetera.

Ma torniamo al mercato dell’auto in generale. A causa della difficile congiuntura, nel 2012 è calato del 20%. Percentuale già di per sè drammatica, ma che si somma a una situazione difficile fin dal 2008. Infatti il numero si cui occorre ragionare è che in cinque anni il mercato delle auto nuove si è quasi dimezzato, passando da 2,5 milioni di immatricolazioni (nel 2007) a 1,4 (lo scorso anno). E nel 2013 andrà già bene se arriveremo a 1,3 milioni. Questi numeri significano, in soldoni, un mancato introito tra Iva e tasse varie di ben 3 miliardi di euro nel solo 2012. E di altri 2,6 miliardi di gettito letteralmente “evaporato” sui consumi di carburanti, nonostante i già citati sette incrementi delle accise in poco più di un anno di governo Monti.

Da quest’anno la detraibilità sull’auto aziendale scende dal 40 al 20%. Sulla scorta dell’esperienza 2012, non possiamo altro che aspettarci un crollo anche per questo comparto. Siamo in piena campagna elettorale e tra un paio di settimane ci recheremo alle urne. Finora nessuno dei candidati ha espresso a chiare lettere che intende fare qualche provvedimento a favore del comparto dell’auto. Chiunque vinca, però, sappia una cosa: questo bancomat è esaurito, scaduto, stracciato. Non esiste più.

  1. Salvatore Saladino febbraio 6, 2013, 9:37 am

    Ottimo articolo e sintesi della sciagurata opera che il “prof” Monti ha compiuto ai danni del paese. Ogni volta che penso a quello che è stato fatto, ascolto le voci di questi furfanti, adesso soprattutto che vomitano spazzatura in campagna elettorale, ho un nodo in gola e rabbia che mi fa venire la pelle d’oca. Sinceramente, ogni voto in direzione di questa feccia mi fa sempre più capire che la maggioranza “elettrice” di questo paese ha ormai la mente azzerata dalla sudditanza psicologica che una classe politica collusa, disonesta, vorace è riuscita a creare a suo solo ed esclusivo beneficio.

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