Incentivi farsa? Meglio il taglio dei listini

Ci risiamo: le Istituzioni hanno dimostrato ancora una volta di non essere in grado di creare provvedimenti che possano rilanciare il mercato dell’automobile. Un comparto, come sottolineato più volte da Fleetblog, che contribuisce per circa il 12% del Pil nazionale tra produzione, indotto e distribuzione. In verità, pochi avevano riposto speranze nella nuova tornata degli incentivi statali. Perché il meccanismo è farraginoso (basti pensare che il contributo alla sostituzione dell’auto, per le aziende, prevede in molti casi la riconsegna di un usato da rottamare con più di dieci anni. Ma quali sono le imprese che conservano nel proprio parco un’auto con più di un decennio di vita?), il sistema riguarda soltanto pochi modelli “superecologici”, ma soprattutto i quattrini messi a disposizione sono una vera elemosina. Pochi milioncini di euro, sufficienti a immatricolare qualche migliaio di vetture (che sarebbero state vendute comunque). Fondi limitati, dunque, mal spesi e, per giunta, bruciati nel volgere di poche ore. Almeno per quel che concerne i soldi messi a disposizione per i clienti privati. Mentre i bonus per le imprese, come appena detto, non permetteranno se non a casi molto particolari, di approfittarne.

E quindi, con tutta probabilità, rimarranno in parte nelle casse delle Stato. Insomma: un regalo sparagnino, per giunta “con l’elastico”! Ne volete una prova? Eccovi accontentati: 5.000 euro di bonus all’azienda che acquista un’auto elettrica. Magnifica proposta. Peccato che ci sia il limite del 20% sul prezzo d’acquisto. Quindi, per esempio, la nuova Renault Zoe, in fase di lancio in questi giorni, che costa 21.950 euro, non arriva a sfruttare tutto l’incentivo. Per gli altri modelli, invece, che costano dai 30.000 euro in su anche se trattasi di utilitarie da usare in città, i 5.000 euro non contribuiscono certo a rendere competitivo questo tipo di veicolo. Guardiamo assieme i dati delle immatricolazioni delle vetture elettriche nel mese di febbraio (ultimi dati disponibili): sapete quante auto a corrente sono state immatricolate in Italia? Ben otto (due Nissan Leaf, due Renault Fluence, due Smart, una Peugeot iOn e una Tesla Roadster)! Con l’entrata in vigore degli incentivi il 14 marzo credete che questi numeri si possano centuplicare?

Per fortuna qualcuno più intelligente dei nostri governanti in Italia c’è. Sono i vertici commerciali delle Case automobilistiche. Se non ci pensa lo Stato, si sono detti, facciamo da noi. Ha cominciato Fiat, che a inizio marzo ha annunciato: è inutile fare differenze tra chi rottama e chi no, tra chi ha un usato da permutare, giovane o vecchio che sia, e chi non ce l’ha: per tutti, fino a 5.000 euro di sconto. Molti altri costruttori si sono accodati: Renault, Peugeot, Citroen, Opel, Ford eccetera. Tutti con sconti ben più generosi che in passato. Perché tutti hanno capito che è il prezzo a fare la differenza. Se la domanda è bassa, il rilancio del mercato si ottiene soltanto abbassando i prezzi.

Cosa che qualcuno ha iniziato a fare anche partendo dai listini ufficiali. Cioè, non soltanto aumentando gli sconti, ma tagliando i prezzi ufficiali. Per esempio Toyota ha tagliato i prezzi delle Yaris diesel, Renault quelli della Twingo, Opel quelli della Meriva, Suzuki quelli della SX4. Mentre Audi ha puntato prevalentemente sul mercato delle aziende, dando una sforbiciata ai prezzi ufficiali di tutte le versioni Business Plus. Tanti altri seguiranno nei prossimi giorni.

Mozza azzeccatissima, a mio parere. Perché il taglio al listino ha un impatto positivo sul valore residuo. Mentre lo sconto penalizza l’andamento delle quotazioni dell’usato. Auto scontata, auto deprezzata, dice un vecchio adagio. Mentre un modello che costa meno in partenza, ma offre contenuti superiori, manterrà un valore più elevato nel medio-lungo periodo. Il che, nel comparto delle flotte aziendali, si traduce in un canone di noleggio più competitivo, perché nel canone il valore residuo è una componente fondamentale.

La strada indicata dai costruttori più lungimiranti è quella giusta: per attirare il cliente business occorre puntare sulla tecnologia (comfort, sicurezza, ecologia e consumi), sul rinnovamento della gamma e, soprattutto, sulla riduzione dei prezzi. Negli ultimi anni le Case costruttrici si sono concentrate nella riduzione degli sprechi, nella chiusura degli impianti produttivi poco efficienti, nella creazione di piattaforme comuni. Tutto ciò ha permesso saving ingenti che, se il mercato è in crisi, possono in parte essere ribaltati a favore del cliente. Sono questi gli incentivi che vogliamo…

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