12° Rapporto ANIASA

Milano, 8 maggio 2013 – “La crisi dei mercati internazionali tocca anche il settore dell’auto aziendale e del noleggio veicoli. Occorre rivedere la fiscalità sull’auto aziendale: le imprese italiane sostengono oggi costi superiori ai competitor europei che ne minano la competitività. Agendo sulla leva fiscale il Governo riuscirebbe a liberare risorse finanziarie per le aziende, rimettere in moto il mercato dell’auto oggi in crisi e, nel medio periodo, garantirebbe maggiori entrate anche alle Casse dello Stato”.

E’ questo il messaggio lanciato oggi da ANIASA – l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici di Confindustria nel corso della conferenza stampa di presentazione della dodicesima edizione del Rapporto annuale sullo stato di salute del comparto.

Dopo un 2012 che ha visto il settore del noleggio veicoli a breve e lungo termine mantenere intatto il proprio giro d’affari intorno ai 5 miliardi di euro con un parco circolante di 670.000 veicoli e le sole immatricolazioni in sofferenza (-15%, dalle 302.332 del 2011 a 256.596), nei primi tre mesi del 2013 gli indicatori mostrano segnali contrastanti: crescono, seppur di poco, fatturato e flotta circolante, subiscono un nuovo stop le immatricolazioni di veicoli che perdono oltre 10mila unità (-17,8%).

I dati positivi di fatturato e flotta confermano la capacità del settore di garantire, anche nella fase più acuta della crisi, una stabilità dei costi, funzionando da “sostegno finanziario” alle aziende in crisi di liquidità e vessate dal cronico ritardo dei pagamenti da parte della PA.

La forte contrazione delle immatricolazioni negli ultimi 15 mesi è determinata dal calo generalizzato degli indici di fiducia che ha indotto le aziende del settore e le imprese clienti (65mila e 2.400 PA nel lungo termine) a concordare il prolungamento della durata dei contratti (in media di 6-12 mesi) e dal massimo efficientamento, nel rent-a-car,  dei veicoli disponibili. Nonostante il calo registrato per la prima volta in modo così deciso, il settore vede gradualmente salire al 17% (ad aprile 2013 fino al 22%) la propria incidenza sul mercato nazionale di vetture nuove.

Le manovre tributarie degli ultimi 18 mesi hanno finito per aumentare oltremisura la tassazione sull’auto, deprimendo ulteriormente il mercato e raggiungendo, peraltro, risultati di gettito opposti agli obiettivi iniziali. Il mercato dell’auto aziendale si trova così oggi in condizioni di gravi difficoltà strutturali, sottodimensionato come è a causa di un trattamento fiscale penalizzante rispetto agli altri Paesi europei, che negli ultimi mesi è diventato ancora più iniquo.

In Italia, infatti, la deducibilità è stata ridotta in pochi mesi (prima dalla “Legge Fornero” e poi dalla “Legge di Stabilità 2013”) dal 40% al 20%, mentre in ambito UE arriva fino al 100%. Per di più, le soglie di deducibilità per le auto utilizzate da imprese e professionisti sono ferme addirittura al 1997, non essendo mai state rivalutate secondo gli indici ISTAT come, invece, previsto. Per completare il quadro, nel nostro Paese l’IVA è detraibile solo al 40%, mentre nei principali Paesi UE la detraibilità arriva al 100%; a dicembre di quest’anno, peraltro, scadrà il termine concesso dagli organismi comunitari per mantenere questa minore aliquota.

Secondo un’analisi ANIASA, su una vettura aziendale media (valore 30.000 euro) la somma di detrazioni e deduzioni fiscali in Italia ammonta a 5.697 €, quasi un quinto di quanto riescono a “scaricare” le aziende tedesche e spagnole e circa un quarto di Francia e Gran Bretagna.

I trasporti rappresentano il 6-8% dei costi complessivi aziendali”, dichiara Paolo Ghinolfi, Presidente ANIASA, “E’ fondamentale che il nuovo Esecutivo metta in campo interventi lungimiranti e innovativi con costi limitati per l’Erario ovvero prospettive di maggiori entrate derivanti dalla ripresa del mercato. Riteniamo non rinviabile un’azione sulla leva della fiscalità, volta a colmare il gap che ci separa da altri Paesi in cui l’auto aziendale rappresenta quote di mercato ben più ampie che in Italia (36%): Germania (62%), Spagna (49%), Francia (43%) e Gran Bretagna (55%)”.

Dall’inizio dell’anno, con l’entrata in vigore della minor deducibilità, si è registrato un calo di 24.000 immatricolazioni per le auto aziendali, con una prospettiva tendenziale a fine 2013 di oltre 80.000 unità, di cui circa 25.000 per il noleggio: una ulteriore riduzione complessiva per l’erario di 350 milioni di euro solo tra imposte dirette ed indirette per le mancate immatricolazioni.

Un allineamento ai parametri europei, sempre presi negli ultimi anni come paradigma  assoluto di riferimento per la nostra economia, garantirebbe maggiore competitività alle aziende, libererebbe risorse per investimenti, produrrebbe un graduale aumento delle immatricolazioni di vetture aziendali, dando ossigeno al mercato dell’auto con vetture più giovani, ecologiche e sicure e garantirebbe maggiori entrate al fisco.

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