L’Europa dell’auto è sempre più marginale

Abbiamo inventato, sviluppato e diffuso l’automobile in tutto il mondo. Ora, invece, stiamo diventando un mercato di secondaria importanza. La vecchia Europa, culla della civiltà automobilistica, è un continente destinato in un futuro non lontano a svolgere un ruolo da gregario. Queste sono le considerazioni che mi sorgono spontanee analizzando i dati delle immatricolazioni continentali del primo quarter 2013. Il saldo è negativo di 7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2012: in sostanza questo significa volumi di vendita mensili di 1.000.000 di auto nuove soltanto. Ma quello che più fa specie è che l’Europa ha mostrato un trend dal segno meno per ben 19 mesi consecutivi. E non basta a far tornare la speranza della ripresa l’1,8% ottenuto ad aprile, perché questo dato è falsato dal paio di giornate lavorative in più di aprile 2013 rispetto ad aprile 2012 (lo scorso anno Pasqua cadeva nel quarto mese dell’anno, quest’anno invece a marzo).

Dell’Italia conosciamo bene i dati disastrosi, ma guardando al resto del continente le cose non vanno per nulla meglio. Persino la Germania che, dal punto di vista dell’economia, sembra la meglio vaccinata, pur conservando una quota di oltre il 20% dell’intero mercato continentale, fa segnare una flessione nel primo quarter superiore a quella della media d’Europa: -8,5%. I motivi della flessione sono quasi identici a quelli che rallentano gli acquisti nel resto del continente, anche se in Germania sono di natura soprattutto psicologica: la preoccupazione per un peggioramento della pressione fiscale e una maggiore propensione al rinvio del rinnovo dell’auto in ottica di risparmio. Insomma: anche il “clima” delle famiglie tedesche volge al brutto, nonostante il livello degli stipendi non sia mai stato così alto negli ultimi vent’anni e il tasso di disoccupazione sotto controllo, l’atteggiamento nei confronti delle “spese importanti” è di estrema cautela.

In Francia e in Spagna la flessione delle immatricolazioni è pesante: rispettivamente -12,3% e -6,7%. In Spagna ad aprile sono ripartiti gli incentivi all’acquisto, e quindi si è rivisto il segno più. Però i fondi destinati a finanziare i bonus statali sono in rapido esaurimento (già quasi  la metà sono stati bruciati in un solo mese): sembra quindi che si tratti del solito “pannicello caldo”. Significativo però il fatto che la “ripresina” sia di esclusivo appannaggio dei clienti privati e che, più che l’incentivo governativo, a convincere gli acquirenti a cambiare auto siano soprattutto gli sconti di case e concessionari che, secondo uno studio dell’associazione dei costruttori che operano nella penisola iberica, sono in assoluto i più alti d’Europa.

L’unica a sorridere è la Gran Bretagna, che ogni mese migliora la sua performance di immatricolazioni (aprile ha fatto segnare il quattordicesimo rialzo consecutivo). I vantaggi di non avere aderito al circuito dell’Euro, insomma, che potrebbe preludere persino a un’uscita di UK dall’Ue, come sollecitato da più parti nel dibattito che attualmente spopola in Gran Bretagna (persino il premier Cameron starebbe per cedere alla tentazione di un referendum). Nonostante una tassazione favorevole sulle auto aziendali, a guidare la riscossa sul mercato inglese sono i privati, che sembrano optare per una scelta economica “da cicala”, mentre le aziende preferiscono puntare le proprie risorse economiche su investimenti concentrati sul core business.

Tornando alla Germania, fa specie pensare che a marzo l’andamento del mercato sia stato peggiore persino di quello italiano. Nonostante nello stesso mese la chiusura dei bilanci 2012 dei fabbricanti tedeschi abbia decretato in alcuni casi record nei volumi di produzione e record negli utili. E’ evidente che anche per i tedeschi l’Europa non è più il mercato di riferimento. Il fatturato che conta (o gli utili più cospicui) si realizza ormai in altre parti del globo: l’est in particolare. Osservavo con  curiosità i reportage degli ultimi saloni dell’auto che si sono tenuti in Oriente: le novità più succose arrivavano proprio dai costruttori europei. A sottolineare che sempre di più l’automobile viene pensata per mercati molto lontani dai nostri e, lentamente ma inesorabilmente, le esigenze dei consumatori che distano da noi decine di migliaia di chilometri stanno sempre di più imponendosi a dispetto delle nostre. Tutto ciò mentre sembra che la famiglia Agnelli si stia convincendo a spostare il proprio quartier generale dall’altra parte dell’Atlantico. Insomma, Torino provincia di Detroit: visti i risultati del Gruppo ci potrebbe anche stare. Ma ve lo immaginate se un giorno non lontano dovessimo dire “Wolfsburg, provincia di Pechino”?

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