Veicoli commerciali: sempre più giù. Senza sostegno il mercato muore

Anche a maggio i (pochi) dati comunicati dal Ministero dei Trasporti sull’andamento delle immatricolazioni dei veicoli commerciali (con peso sotto le 3,5 tonnellate) non sono numeri belli, anzi. Per il ventunesimo mese consecutivo, le vendite di autocarri e furgoni sono in calo, esattamente del 13,2% rispetto allo stesso mese del 2012. Maggio 2012 che non fu certo da ricordare, anzi, fu il secondo peggior risultato dell’anno. 9.189 mezzi da lavoro immatricolati nel quinto mese di quest’anno, un dato quasi ridicolo, se non svelasse tutta la drammaticità di un mercato che, con tutta probabilità, a fine anno non raggiungerà nemmeno le 100.000 targhe. Il che non accade in pratica dagli anni Ottanta.

Basta vedere le targhe finora assegnate nel 2013: soltanto 42.158 unità, pari a un calo del 22,1% sullo scorso anno. Dove si andrà a finire, di questo passo? Nessuno lo può intuire, anche perché la discesa non sembra arrestarsi, ma anzi sembra peggiorare di mese in mese. Di questo passo, le aziende di distribuzione, in particolare i Concessionari dei veicoli commerciali sono destinati a chiudere la saracinesca: troppo ridotti i volumi per mantenere aperti i saloni, che hanno costi di struttura tarati per volumi almeno doppi di quelli attuali. La situazione della rete ufficiale che vende mezzi da lavoro è ancora più drammatica rispetto a quella delle automobili.

Se si analizza la situazione sul versante dei clienti, artigiani e imprese più strutturate hanno letteralmente smesso di comprare e noleggiare veicoli commerciali. La situazione congiunturale negativa non favorisce il rilancio dei consumi, nè nessun provvedimento fiscale è all’orizzonte per alleggerire la pressione del peso dell’erario sulle aziende. I provvedimenti inseriti nel cosiddetto “Decreto del fare” sembrano aprire alcuni spiragli, ma solamente nell’ambito dell’occupazione e delle grandi costruzioni: gli effetti benefici che potrebbero derivare alle Pmi italiane saranno scarsi e piuttosto in là nel tempo, a mio avviso. E soprattutto non porteranno la necessaria ventata di positività al mercato della clientela business.

Sul versante dei prezzi, le campagne promozionali in vigore attualmente consentono di acquistare a prezzi reali che sono mediamente inferiori di circa il 10% ripetto a un anno fa. Ma evidentemente non basta, così come non paiono in questo momento sufficienti gli sgravi fiscali per chi utilizza mezzi esclusivamente strumentali quali sono i veicoli commerciali. Quello che sarebbe opportuno è un provvedimento che favorisca il rinnovo del parco circolante (gli autocarri versano in una situazione ben peggiore, in termini di obsolescenza, rispetto al parco automobilistico nazionale), con bonus da sottrarre direttamente al prezzo d’acquisto. E che consenta sgravi fiscali sulla falsariga dei provvedimenti “Tremonti” di ormai antica memoria.

Ma nulla di tutto ciò appare all’orizzonte. Lo Stato, impegnato nella difesa a tutti i costi del “pareggio di bilancio”, non può in alcun modo mettere a disposizione risorse economiche. Case e reti di vendita la propria parte l’hanno fatta: più di così non possono. I Clienti? Anche. La propensione al rinnovo del parco ci sarebbe, in teoria, perché tutti hanno capito che aggiornare la flotta riduce il total cost of ownership, abbatte i tempi di lavoro e ha un effetto positivo pure sull’ambiente. Ma, per dare, le aziende dovrebbero anche ricevere. Il che non sembra nello spirito dell’Esecutivo attualmente in carica…

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