Elettriche no, ibride sì

Nei primi cinque mesi del 2013 sono state immatricolate in Italia 250 auto elettriche: troppo poche per poter essere considerate un successo. Nonostante i costruttori si stiano impegnando per produrre nuovi modelli che esteticamente ormai si avvicinano, in quanto a gradevolezza di stile, alle auto “normali”. Il motivo dell’accoglienza che rimane tiepida è dovuto ai soliti fattori: prezzo (che sta scendendo, ma non ancora abbastanza, e non potrebbe essere diversamente, viste le percentuali delle immatricolazioni da prefisso telefonico), autonomia delle batterie e rete infrastrutturale per la ricarica.

A proposito di prezzo: se le auto elettriche costassero la metà, se ne venderebbero dieci volte. No, non sono diventato un accanito sostenitore di Monsieur Jacques De La Palise. Voglio semplicemente portare come esempio quello che sta succedendo in California, dove la 500 E, ovvero la versione elettrica della citycar Fiat, in meno di quattro mesi di commercializzazione ha fatto registrare il “sold out”. Tutta la produzione prevista per il 2013 è già stata bruciata. D’accordo che la California costituisce un mercato a sè (ibride ed elettriche rappresentano la maggioranza delle vendite, grazie anche agli incentivi all’acquisto). Però sapere che una 500 elettrica costa, chiavi in mano, meno di 15.000 euro è una bella notizia per i californiani…

Duecentocinquanta auto elettriche vendute in Italia significano un +32% rispetto allo stesso periodo del 2012. La tendenza, comunque, è di maggiore crescita negli ultimi mesi. A maggio, per esempio, sono state targati 118 veicoli elettrici contro i 29 del maggio dello scorso anno: a fare “decollare” le vendite è stato l’arrivo della Renault Zoe, consegnata a maggio in 80 esemplari. La Zoe, appunto, appartiene alla categoria delle “elettriche normali, ovvero con uno stile che si avvicina a quello delle automobili ad alimentazione convenzionale. A breve arriverà anche la Ford Focus Electric, già in vendita da un anno negli States, la cui produzione in Europa è inziata a metà giugno nello stabilimento tedesco di Saarlouis. Seguirà anche la Volkswagen Golf Blue-e-motion a ingrossare le fila dell’ancora sparuto listino delle auto elettriche. In arrivo, ma non per l’Italia, almeno per il momento, pure l’Audi A1 e-tron. Di cui in Germania ne sono stati recentemente consegnati 80 esemplari per sei differenti progetti sperimentali che fanno parte dell’Electromobility Showcase, finanziato dal Governo Federale con 180 milioni di euro per lo sviluppo della mobilità elettrica del Paese. L’obiettivo di Audi è raggiungere con queste 80 vetture una percorrenza minima di un milione di km per fare esperienza. Per poi arrivare alla produzione di serie. Curioso, tra l’altro, il sistema di ricarica delle batterie, che utilizza un piccolo motore rotativo Wankel, che aggiunge ulteriori 200 km di autonomia.

Al di là delle lodevoli intenzioni dei costruttori, l’auto elettrica rimarrà ancora per qualche anno confinata ai margini del mercato. Differente, invece, è la situazione delle ibride, che stanno conoscendo un successo senza precedenti. Analizzando i dati delle immatricolazioni di maggio, possiamo vedere che le vendite hanno sfiorato le 1.500 unità, superando così, ed è la prima volta, la quota dell’1% del totale del mercato (esattamente l’1,06%). Quello che è interessante notare è che il trend di crescita è costante per tutto il 2013: nei primi cinque mesi, infatti, sono state targate circa 6.000 auto ibride, ossia quasi tre volte tanto lo stesso periodo del 2012.

L’arrivo in commercio della piccola Toyota Yaris è stato il momento di decollo definitivo dell’auto ibrida in Italia. Incentivata o no, la Yaris ha un prezzo comunque competitivo. Molte altre ibride stanno per arrivare sul mercato: Ford, Hyundai, altre Lexus e Toyota, Opel, Peugeot, Citroen, Honda, Land Rover, Mercedes, Volvo. Nel volgere di un paio d’anni, il listino delle auto ibride si avvicinerà di molto, in termini di numerosità, a quello delle auto con motore a benzina o diesel. Immaginare che le ibride raggiungano in 3-4 anni il 10-20% del mercato italiano non è poi così azzardato.

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