Ibrido: sale il gradimento tra le flotte aziendali

Scorrendo le analisi sempre puntuali di Dataforce sui numeri “veri” delle flotte, mi ha incuriosito l’andamento delle immatricolazioni, nelle true fleet, delle auto ibride. Come più volte sottolineato da tutti gli addetti ai lavori, le auto ibride sono l’unico comparto del mercato in crescita. I numeri del 2013 ci dicono che le ibride diesel stanno salendo negli indici di gradimento, ma anche che le ibride benzina non smettono di piacere. Anzi: crescono anch’esse a ritmo serrato. Probabilmente più di quanto ci dicono i numeri.

Mi spiego meglio: le statistiche di Dataforce si basano sulle fonti ufficiali, ovvero sui dati del Ministero Infrastrutture e Trasporti e su quelli del Pubblico Registro Automobilistico. Ritengo che la classificazione del tipo di alimentazione non sia così precisa: probabilmente molte auto ibride diesel vengono classificate come semplici diesel. Dataforce ha promesso una riclassificazione più precisa per la prossima analisi di mercato su Fleetblog: è facilmente attuabile perché le auto ibride diesel hanno potenza differente rispetto alle diesel da cui derivano, e quindi sono “scovabili”…

Impressioni a parte, l’ibrido rimane un fenomeno di mercato che, quasi in punta di piedi, sta salendo nel gradimento degli utenti di flotta. In particolare l’ibrido diesel, perché abbina la piacevolezza di guida tipica dei propulsori a gasolio, con l’efficienza e la riduzione dell’impatto ambientale (il che si traduce in una diminuzione ulteriore dei consumi) tipica delle ibride. Tutto ciò provoca un ulteriore benefico effetto sul mondo delle flotte aziendali: come mi hanno recentemente confermato i vertici commerciali di Toyota, un Costruttore che ha fatto dell’ibrido la propria bandiera tecnologica, i valori residui delle auto “miste” sono gli unici a far segnare un incremento, mentre tutto il resto del mercato piange per un crollo verticale delle quotazioni dell’usato.

Dunque, riassumiamo: consumi giù, emissioni giù, valori residui su. Una sorta di paradiso per i clienti flotta! Prova ne è il fatto che sempre più costruttori stanno puntando su questa soluzione che, a differenza dell’elettrico puro, non mostra inconvenienti di sorta in termini di autonomia, rete di distribuzione dell’energia e, soprattutto, di prezzo di vendita. Già, perché il costo di un’ibrida a benzina è allineato a quello di una diesel di pari categoria (ma con consumi che stanno diventando sempre più concorrenziali con la motorizzazione fino a oggi considerata campionessa del risparmio), mentre il prezzo di un’ibrida diesel è di circa il 10% superiore a quello del diesel di derivazione, una differenza che può essere decisamente assottigliata quando si considera il valore residuo dell’usato tendenzialmente sempre più alto.

La tecnologia ibrida è attuale già adesso, nel senso che mostra tutti i suoi benefici senza costringere ad aspettare un futuro lontano e sempre più incerto. Questo è infatti il vero difetto delle altre alimentazioni alternative: sia l’auto a metano sia l’auto elettrica presentano benefici in apparenza tangibilissimi ma che, pur sembrando sempre ormai dietro l’angolo, non si riescono mai ad afferrare! L’ibrido invece prospera e prolifera in continuazione: dapprima con le semplici ibride a benzina, poi con le ibride diesel, poi ancora con le ibride extended range e infine con le plug-in. E sempre più costruttori sposano la causa: alla pionieristica Toyota si sono aggiunte Peugeot e Citroën, poi BMW, Infiniti, Chevrolet, Opel, Mercedes, Porsche, e addirittura Ferrari. Ora Volvo. Prossimamente Ford, Hyundai, Kia, Jaguar e Land Rover. E persino Volkswagen che, grazie alla sua potenza di fuoco, punta su tutte le direzioni “alternative”: elettrico, ibrido e metano.

Non tralasciamo infine un ultimo aspetto: le auto ibride, oltre che politicamente corrette, sono anche gradevolissime da guidare: chi tra voi ha avuto l’opportunità di guidare una Toyota o una Lexus di ultima generazione, piuttosto che la neonata Volvo V60 Hybrid, non potrà che confermare questa impressione. Ora che in campo stanno scendendo anche i costruttori “di volume”… ne vedremo delle belle! Chissà, forse il rilancio del mercato non passerà più dalle effimere forzature degli incentivi statali, ma dalla reale forza di un prodotto veramente innovativo e competitivo in termini di qualità, appeal e prezzo.

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