Quanto deve durare un’auto in flotta?

Secondo i dati Aniasa 2012, gli ultimi disponibili, le vetture in noleggio a lungo termine rimangono in flotta 41,6 mesi. La tendenza rispetto agli anni precedenti è di leggera variazione al rialzo. In sostanza, le auto aziendali durano di più, perché con l’allungamento del periodo di locazione, i canoni scendono. Il fattore prezzo, in tempo di crisi, rimane il punto di riferimento principale per le Direzioni Acquisti, nonostante che la dilatazione delle durate abbia come conseguenza negativa la necessità di impegnarsi con il fornitore in un’ottica di periodo sempre più lungo (quando invece le aziende sono costrette, per altri investimenti, a ragionare sempre più sul breve).

L’allungamento dei periodi di locazione è un fenomeno che si è innescato con la fase più acuta della crisi economica a far data dal 2009, anno al termine del quale molti noleggiatori hanno offerto il prolugamento dei contratti per permettere ai clienti di risparmiare (un allungamento di 12 mesi consente di ottenere lo sconto di un paio di canoni sull’annualità aggiuntiva). Oggi la tendenza consolidata è di firmare contratti di noleggio di 48 mesi e 120.000 km (o 150.000 km). Il chilometraggio medio delle flotte, infatti, nel 2012 è stato di 30.884 km, sostanzialmente inalterato rispetto agli anni precedenti (30.892 nel 2011 e 30.391 nel 2010). In pratica, quindi, la durata dei contratti è pari al massimo periodo di ammortamento fiscale previsto dalla legge.

A proposito di ammortamento e benefici fiscali: le aziende italiane, vista la “pochezza” dei vantaggi garantiti dal regime di tassazione italiano, considerano la leva fiscale sempre meno rilevante. Preferendo concentrarsi sugli aspetti economici e sull’attenta pianificazione delle spese di flotta. Il che si traduce, a livello macroeconomico, nel risultato devastante nei numeri delle immatricolazioni. Nonostante le quote delle auto aziendali sul totale delle nuove targhe indichino una crescita dell’importanza delle immatricolazioni business, i numeri assoluti confermano invece che il calo del mercato è generalizzato e sempre più irreversibile. Sebbene il calo del mercato business sia meno accentuato rispetto a quello retail.

Riassumendo, quindi, la situazione attuale non è affatto rosea, nè si profilano all’orizzonte segnali di cambiamento in positivo: il mercato è fiacco, la leva fiscale è pressoché inutilizzabile dalle aziende dotate di parco auto, il rinnovamento del circolante rallenta perchè i contratti di locazione si allungano nel tentativo di ridurre i canoni.

Soluzioni al problema? Onestamente è difficile che emergano nel breve periodo, anche se a livello delle Istituzioni qualche ragionamento sull’Automotive si sta facendo. In particolare la convocazione di una consulta sulle problematiche del settore, promossa dal Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato, che dovrebbe coinvolgere tutti i rappresentanti della filiera produttiva e distributiva, con lo scopo di formulare proposte per il rilancio delle immatricolazioni. Mentre a livello di Ministero dell’Economia si ipotizza una profonda revisione della tassazione sull’auto, in particolare quella di uso aziendale. Su quali diìrettrici? Sono al vaglio molte ipotesi: un accorciamento dei periodi di ammortamento, per esempio, che porterebbe come conseguenza a una spinta verso il rinnovamento del parco con una maggiore frequenza; una revisione del bollo, che diverrebbe commisurato sulla base delle emissioni di CO2 (in sostanza: chi più inquinerà, più pagherà di tassa) e, infine, qualche intervento (più o meno marginale) sulla deducibilità fiscale.

Cosa possono fare le aziende clienti in questo momento per ottimizzare le spese? Nulla più che navigare a vista. Purtroppo, infatti, non è possibile programmare alcunché. La qualità e la durata del prodotto auto di ultima generazione favorirebbe un mantenimento in flotta di lungo periodo. Ipotizzare un ciclo di vita utile ai fini aziendali di una vettura sulla base dei 60 mesi e 200.000 km (concetto impensabile fino a qualche anno fa), non è più fantascienza. Dal punto di vista tecnico, le auto di oggi lo permetterebbero. Dal punto di vista della manutenzione anche. Anzi, sono ormai molti i i costruttori che abbinano alle formule di acquisto pacchetti di postvendita commisurati sul lungo periodo e su percorrenze elevate. Non dimentichiamo, infine, un ultimo fattore: la normativa Euro 6 che entrerà in vigore nel 2014 rimarrà in auge per parecchi anni. Infatti non sono ancora stati fissati i parametri di una eventuale Euro 7. Il che significa che l’obsolescenza di una Euro 6 acquistata oggi sarà molto più lenta che in passato.

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