2014, l’anno del taglio ai consumi

Dopo la modesta “ripresina” di dicembre, sono in molti a chiedersi che anno sarà questo 2014 per il mercato dell’auto, in particolare per le flotte aziendali, che sembrano essere l’unico comparto che dà qualche segno di vitalità. Ho parlato di “vitalità”, ma non certo di segnale incoraggiante: anche le flotte, infatti, vivacchiano in qualche modo. Lo si evince dai numeri: 477.000 immatricolazioni nel 2013, contro le 511.000 unità del 2012. Con una quota di mercato che però è cresciuta dal 36,2% al 36,4% (le vendite ai “privati” infatti sono scese maggiormente). L’incidenza del noleggio nelle vendite aziendali è di poco superiore a quella delle immatricolazioni dirette e del leasing: come l’anno precedente. Le vendite complessive del 2013 sono arrivate a 1.310.000 euro: in cinque anni sono state perse quasi la metà delle vendite. Per il 2014 le previsioni parlano di un assestamento su questa quota di mercato, con un modesto segno più: 1.350.000 nuove auto vendute è il pronostico condiviso dagli addetti ai lavori.

Un rilancio del mercato non è prevedibile nel breve periodo: le Istituzioni non stanno in alcun modo prevedendo un sostegno alle vendite. In compenso i costi di gestione sono in crescita: salgono gli importi della manutenzione, crescono le tariffe autostradali (+3,9% dal 1° gennaio), i costi delle assicurazioni non accennano a calare (in effetti un minimo decremento c’è stato sui privati, ma non sui contratti aziendali) e il sistema di tassazione è sempre ugualmente vessatorio come negli ultimi anni. Su quest’ultimo versante qualcosa sembra stia bollendo in pentola: si parla di abolizione del superbollo, per ridare ossigeno alle immatricolazioni delle auto con una potenza superiore ai 185 kW (250 CV), ma pare più che altro un provvedimento da “chiudiamo la stalla quando i buoi sono già scappati”. Si vocifera anche di una profonda revisione della fiscalità sull’automobile (FleetBlog ne ha parlato più volte negli ultimi mesi), con al centro dell’attenzione il trattamento fiscale dell’auto aziendale. Ma è presto per dire se l’Italia raggiungerà finalmente una deducibilità e una detraibilità di pari livello al resto d’Europa. Anche se un provedimento così lungimirante porterebbe a un incremento delle immatricolazioni di auto aziendali di non meno di 150.000 euro all’anno, con effetti molto positivi per le esangui casse dell’Erario in termini di gettito Iva.

La propensione all’acquisto di automobili nuove non è mai stata così bassa: basti pensare che l’aumento dell’aliquota dell’Iva dal 21 al 22% non ha portato ad alcun arretramento ulteriore delle vendite, contrariamente a quanto si attendeva. Certo: meno di così è praticamente impossibile! Senza considerare un altro segnale poco confortante: l’inflazione su base annua si è attestata sotto l’1%. Più che di inflazione dovremmo parlare di deflazione: la spinta al consumo è ormai pressoché inesistente. Detto dei segnali negativi, veniamo a quelli positivi. Che, come al solito, arrivano dai Costruttori: una ridda di novità sono in arrivo sul mercato, costituendo l’unica vera spinta al rilancio delle vendite. E molte delle novità in arrivo riguardano il comparto dell’auto aziendale.

Tutti i segmenti sono coinvolti, a partire dalle citycar e dalle utilitarie, che rappresentano circa un terzo delle immatricolazioni di flotta: Hyundai i10 (fresca di debutto), nuoiva Smart ForTwo (assieme alla “cugina” nuova Renault Twingo, entrambe previste per l’autunno), le tre citycar realizzate in Ungheria nella stessa fabbrica (Citroen C1, Toyota Aygo e Paugeot 108), che arriveranno a metà anno, la Mini terza serie (a marzo), il restyling della Toyota Yaris, dell’Opel Corsa e della Volkswagen Polo (tutte e tre a primavera). Nel segmento delle Compatte, oltre alla Peugeot 308 seconda serie, fresca di debutto, in rampa di lancio ci sono la nuova Renault Mégane e la Honda Civic Tourer (quello delle station wagon compatte è un ritorno molto gradito per le flotte). Dopo l’estate, il restyling della Ford Focus. Per le medie, una vera e propria rivoluzione per tre modelli tra i più venduti nelle flotte aziendali italiane: inizia la nuova Mercedes Classe C (in concessionaria da marzo), poi a settembre la nuova Ford Mondeo e a fine anno il lancio della nuova Audi A4. Contemporaneamente verrà svelata la nuova “baby” Jaguar, nota per ora con la sigla di progetto X760: sarà una temibile concorrente per i modelli sopracitati e, soprattutto, per la BMW Serie 3. Soltanto maquillage, invece, per la Peugeot 508 (a settembre).

Il segmento più vivace, però, sarà quello delle suv e delle crossover, con moltissime novità di primo piano. Su tutte, la Nissan Qashqai seconda serie (già a febbraio), la Ford Ecosport (sorella minore della Kuga), la Fiat 500 X (la suv derivata dalla 500 L) con la gemella Jeep. Entrambe costruite in Italia (a Melfi in Basilicata), saranno disponibili da novembre. A giugno, invece, arriverà la nuova Jeep Cherokee, molto più suv e meno fuoristrada pura, la Mercedes GLA (in consegna da marzo), la Porsche Macan (una baby Cayenne realizzata sul pianale dell’Audi Q5), la BMW X4 (in pratica la Casa di Monaco ripeterà l’operazione fatta con la X6 derivata dalla X5, con una suv sportiva originata dalla X3). Che sarà in vendita a ottobre. Un’altra crossover d’eccezione sarà la BMW Active Tourer (il nome è provvisorio): la prima trazione anteriore della casa tedesca avrà molte parti in comune con la nuova Mini.

Quale sarà il denominatore unico di tutte queste novità? Il taglio ai consumi di carburante. Rispetto ai modelli che si apprestano a sostituire, oppure che affiancheranno, la riduzione media del fabbisogno energetico si attesterà tra il 10 e il 20%. Di pari livello, visto che i due indicatori sono direttamente proporzionali, la discesa delle emissioni di CO2. Il traguardo di una flotta con emissioni medie comprese tra i 120 e i 130 grammi/km è ormai assolutamente alla portata. Un risultato molto significativo in termini di risparmio nei costi d’esercizio. Tagliare le emissioni medie da 150 a 120 g/km significa, in concreto, ridurre il costo dei carburanti di circa il 25%. Per una flotta di medio-grandi dimensioni, significa risparmiare centinaia di migliaia di euro all’anno. Ecco perché, a prescindere dalla fiscalità vessatoria (ma non ancora per molto), il rinnovo della flotta va fatto comunque.

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