Per le aziende arriva la mobilità 2.0

ENJOYPrendo spunto dalla recente intervista che ho effettuato al neo Presidente di Aniasa Fabrizio Ruggiero (per leggerla clicca qui). Tra i molti spunti interessanti, uno mi ha particolarmente colpito: quello in cui sosteneva che il 2014 sarà un anno di transizione per il mondo delle flotte aziendali. E che il 2015 sarà invece un anno di cambiamenti, in cui partirà una sorta di “mobilità 2.0”. Cerchiamo di approfondire questo concetto.

Molti di voi si saranno accorti della fortissima accelerazione che ha subìto in questi ultimi mesi il car sharing. Accanto agli ormai tradizionali operatori (quasi tutti partecipati da aziende pubbliche di trasporto) sono entrati in campo ulteriori protagonisti, che vantano nella compagine azionaria, oppure in maniera indiretta ma comunque “di peso”, costruttori automobilistici, utility dell’energia e noleggiatori. Il risultato si è presto visto: decine di migliaia di nuovi iscritti a questo servizio, molti dei quali sono aziende. Il motivo del boom del car sharing non è ascrivibile soltanto a una maggiore diffusione e capillarità del servizio, ma al fatto che molti si stanno accorgendo che questo sistema, oltre che essere economico, contribuisce in maniera determinante a risolvere i problemi della mobilità nei centri urbani.

Pensate ai vantaggi innegabili del car sharing: poter disporre di un’auto adatta a ogni tipologia di spostamento, nel momento e nel luogo desiderato. Da utilizzare “a consumo”, con tariffe misurate ai minuti di effettivo utilizzo. Con sistemi di prenotazione semplici ed efficaci, con fatturazione unica mensile. Con possibilità di differenziare in fattura l’utilizzo privato da quello aziendale. Con l’opportunità di presa e consegna in luoghi differenti. Con vantaggi in termini di circolazione e parcheggio (utilizzo delle corsie preferenziali, sosta libera sulle strisce blu eccetera). Con formidabili opportunità di saving in termini economici e di rispetto ambientale. E, soprattutto, con una flessibilità a 360 gradi. Provate a calcolare quante giornate di inutilizzo subiscono le vetture della vostra flotta. Valutate quali sono i costi “passivi” di questi fermo-macchina: bollo e assicurazione che si pagano comunque, spazi di parcheggio aziendale, manutenzione comunque necessaria, sovradimensionamento della flotta per ovviare a picchi di necessità e tanto altro ancora. E infine considerate quanto ammontano le spese aziendali per le altre forme di mobilità alternativa: aerei, treni, taxi, mezzi pubblici eccetera. Spese che comunque sono ingenti.

Ecco: il car sharing è un esempio di quello che sarà la mobilità 2.0 prossima ventura: siamo alla vigilia della mobilità aziendale integrata, dove il mobility manager organizzerà un sistema virtuoso degli spostamenti di lavoro suggerendo (o imponendo) il mezzo di trasporto più consono alle necessità e più virtuoso dal punto di vista economico. Una forma di mobilità globale in cui tutti i fornitori di mobilità comparteciperanno a fornire le soluzioni più adatte. Senza sottrarsi spazi commerciali l’un l’altro, ma contribuendo al sistema ognuno con la propria professionalità e capacità gestionale: noleggio a lungo termine, a breve termine, car sharing, car pooling, utility dell’energia, istituzioni centrali e locali. A tutto ciò si aggiunge la sempre maggiore obsolescenza del concetto di proprietà: le nuove generazioni, ossia i giovani che stanno per fare il loro ingresso nel mercato del lavoro, non vedono più l’automobile come un punto di arrivo, come un oggetto del desiderio, come un benefit su cui puntare. Bensì come un mezzo utile per i propri spostamenti, che però deve essere pratico, fruibile, e a costo variabile. A questo concetto ci stiamo arrivando per gradi, a colpi di “bastone e di carota”: da una parte i player del mercato (compresi gli operatori di trasporto pubblico) stanno rendendo sempre fruibili ed economici i mezzi di trasporto alternativi, dall’altra le Istituzioni stanno disincentivando sempre di più il trasporto privato e individuale (tariffe autostradali, bolli e superbolli, costi delle assicurazioni inaccessibili, vincoli di traffico, limiti di circolazione, sanzioni amministrative eccetera). Insomma: tutto contribuisce a creare la necessità di una mobilità profondamente differente dal modello a cui ci siamo ispirati negli ultimi 100 anni.

Per questo motivo le car policy aziendali devono prevedere, a partire da oggi, una profonda revisione strategica, alla cui realizzazione dovranno contribuire tutti gli attori del sistema di mobilità: fleet manager, mobility manager, gestori delle risorse umane, direzioni finanziarie, rappresentanze dei lavoratori, ma anche i fornitori di prodotti e servizi.

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