Fiat Chrysler Automobiles: svolta premium?

Mike Manley, ceo di Jeep e Sergio Marchionne alla presentazione della Jeep Renegade,"cugina" della Fiat 500 X in rampa di lancio a inizio ottobre.

Mike Manley, ceo di Jeep, e Sergio Marchionne alla presentazione della Renegade,”cugina” della Fiat 500 X, in rampa di lancio a inizio ottobre.

Sergio Marchionne ha giubilato Luca di Montezemolo. Le mancate vittorie in Formula 1, pur importanti, sono la punta dell’iceberg di un conflitto ideologico che tra i due manager covava da tempo. La Ferrari deve tornare a vincere perché non può esistere una Ferrari lontana dal gradino più alto dal podio. Perché, secondo Marchionne? Perché prima o poi la gente si disinnamora, risponde il manager dei due mondi. E non soltanto quella che compra gadget e merchandising (che rappresentano un bel 5% del fatturato di Maranello, prodotti di licenza esclusi). Ma soprattutto quelli che il Cavallino Rampante lo vogliono al centro del muso della loro Granturismo.

Oggi le Ferrari stradali si vendono bene, anzi benissimo. Tant’è che i 7.000 esemplari sfornati quest’anno sono meno di quelli che si potrebbero vendere. E la lista d’attesa si allunga. Sarebbe smisurata anche se dai cancelli di Maranello ne uscissero 10.000. Allora, si è chiesto Marchionne, perché non farne 10.000? Ecco lo scontro ideologico tra Luca e Sergio. Il primo ha sempre avuto una visione di superesclusività del marchio Ferrari. Il secondo ha la stessa visione, ma suffragata da numeri diversi. Per Luca, Ferrari è un marchio super-premium, unico, avanti spazi siderali davanti agli altri. Per Sergio, i marchi stellari della costellazione FiatChrysler sono anche altri: Maserati, per esempio. Ma anche Alfa Romeo. E Jeep.

Marchionne ha ragione da vendere: quali Gruppi automobilistici al mondo possono annoverare tante stelle, che godono di milioni di fans in tutto il mondo come Ferrari, Maserati, Alfa Romeo e Jeep? Nessuno. Forse soltanto Volkswagen, che controlla Porsche, Bentley, Bugatti, Lamborghini e Ducati, per citare soltanto quelli top. In tutta onestà, nessuno di questi è però in grado di competere, come immagine, prestigio, storia e tradizione con Ferrari, Alfa Romeo e Jeep (Maserati è ancora a metà dell’opera di ricostruzione). Forse soltanto Porsche.

L’idea del “polo del lusso” (Ferrari, Maserati e Alfa Romeo), con relativa quotazione separata del trio da FiatChrysler, al di là delle smentite di rito, è una strada già segnata, oltre che ovvia. Non si può non sfruttare l’appeal che questi marchi avrebbero per drenare risorse sul mercato degli investitori internazionali… Proviamo a delineare quello che potrebbe essere il prossimo futuro: iniziamo scoprendo per un attimo il velo che cela le Alfa Romeo di prossima generazione. Una spider a trazione posteriore (non la gemella della nuova Mazda MX-5 che sarà costruita in Giappone, il “clone” è destinato al brand Fiat per rinverdire i fasti della 124 Spider); la Giulia, una medio-grossa a trazione posteriore o integrale (più vicina alla BMW Serie 5 piuttosto che alla Serie 3); un’ammiraglia con tante parti in comune con le superberline Maserati (anche i motori V6 e V8); un suv di medie dimensioni; un suv di grandi dimensioni. Insomma: ce ne sarà per accontentare i palati più fini…

Anche Maserati avrà il suo grande suv, e poi una nuova granturismo leggermente più popolare delle due porte attuali. Paradossalmente, insomma, sembra proprio la Ferrari quella più “arretrata”, specie se si considera quanto di innovativo sono in grado di produrre nel segmento delle topcar avversarie come Porsche (per esempio la 918) e McLaren (per esempio la 650S). Per fortuna non c’è da preoccuparsi: i cassetti dei progettisti di Maranello sono pieni di idee grandiose, che possono tramutarsi da sogno a realtà in un amen. E poi adesso c’è un innovatore sulla tolda di comando: il neo-presidente Sergio Marchionne.

Il quale, ossessionato dal concetto di premium (che in termini pratici significa semplicemente “redditività alle stelle”), ha varato la stessa identica strategia anche sul marchio Fiat: Panda e 500 sono due brand premium nel segmento small, e come tali sono stati sviluppati in “famiglie”, sulla falsariga di quanto è avvenuto per il brand Mini di BMW. Ma con volumi molto, molto maggiori. Tutto ciò che impatto avrà sulle flotte aziendali? Un effetto molto positivo: guardate già oggi quali sono i valori residui delle ultime Fiat. 500 L in primis.

 

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