Alimentazioni alternative: siamo i primi in Europa

AUTO IBRIDAIl dato più rilevante delle immatricolazioni di novembre, comunicate dal Centro di Elaborazione Dati del Ministero dei Trasporti l’altroieri sera, non è lo striminzito +5% (una crescita modesta rispetto a un novembre 2013 pessimo, che seguiva un novembre 2012 in flessione ancor peggiore), bensì il dato relativo alle vendite di auto ad alimentazione alternativa, cioè auto ibride, elettriche e a gas (gpl e metano): ben 19.785 esemplari su un totale di 109.106. Il che significa una quota del 18,9%. Ossia che un’auto venduta in Italia su cinque è dotata di alimentazione “green”. Non male per un Paese in cui gli incentivi ecologici sono poca cosa (e che la Legge di Stabilità ha cancellato dal programma 2015). Ma soprattutto un risultato che non ha pari in Europa, nemmeno nell’ecologicissima Germania che tanto si vanta del suo parco circolante poco inquinante.

In effetti è così: pur avendo un numero di automobili sulle strade che è il doppio del nostro, i tedeschi possono vantare un tasso di emissioni medio più basso, ma solamente perché il loro parco circolante è nettamente più recente (7 anni contro i quasi 11 dell’Italia). In fatto di auto nuove, invece, il primato della nazione più virtuosa spetta all’Italia: soltanto 116,9 g/km di CO2 il livello medio delle emissioni di tutte le auto nuove immatricolate nello scorso novembre (la Germania si attesta sui 135 g/km, ma soprattutto perché molti tedeschi possono permettersi un gran numero di auto di categoria superiore, mentre da noi si vendono soprattutto citycar e utilitarie).

Essere una nazione virtuosa dovrebbe essere un vanto, una volta tanto, soprattutto per un Paese che di primati ne ha ben pochi da sbandierare. Invece no: nessuna politica fiscale che favorisca chi acquista un’auto ecologica è prevista all’orizzonte dal Governo Renzi che, anzi, dopo aver cassato gli incentivi (“robetta” ereditata dall’Esecutivo precedente, che in effetti non aveva convinto nessuno, meno che mai il sottoscritto, come sanno bene i frequentatori di questo blog), sta per varare l’ennesimo drenaggio di sangue dalle tasche dei contribuenti a quattro ruote (si parla di un aumento del bollo auto del 10-15%, ma il Presidente del Consiglio ha deciso di farci mangiare il panettone di Natale, prima di farci ingollare l’ennesimo boccone indigesto), mentre non si parla affatto di ridurre le accise sui carburanti (quando invece il prezzo del petrolio è in crollo verticale).

E, soprattutto, ha fatto bocciare in Commissione Bilancio l’Emendamento 9.07 che altro non era che il “Pacchetto Auto” proposto dall’Onorevole Daniele Capezzone, che prevedeva l’esenzione dal bollo per almeno tre anni per chi vorrebbe acquistare un’auto nuova ecologica, oltre a una profonda revisione della fiscalità sull’Automotive, commisurata sul livello delle emissioni e atta a favorire anche gli utenti di auto aziendali, che avrebbero potuto contribuire (ancora di più di quello che già fanno) all’abbattimento delle sostanze inquinanti dovute al traffico automobilistico, avrebbero ridotto sensibilmente i costi d’esercizio (le spese della flotta aziendale sono una delle voci di spesa “non core business” più significative per le imprese), oltre naturalmente a dare una mano al rilancio del mercato dell’auto, che potrebbe rappresentare un volano per tutta l’economia nazionale.

Capezzone, per inciso, non si dà per vinto (consapevole di avere dalla sua parte uno schieramento politico trasversale): dopo aver tentato di inserire il “Pacchetto Auto” nella Legge di Stabilità, si muoverà su altre strade; già questo mese la Proposta di Legge tornerà in discussione alla Camera. Nonostante una politica miope da parte dei nostri governanti, l’auto green rappresenta il futuro della mobilità, come ci insegna il successo del car sharing, che vanta ormai milioni di iscritti (sono molti gli utenti aziendali) e come testimoniano le preferenze degli automobilisti italiani, sempre più inclini ad acquistare un’auto ad alimentazione alternativa. Anche se, va ammesso, per i privati la scelta è fatta soprattutto in ottica di risparmio, soprattutto da parte di chi sceglie una vettura a gas (è il costo più basso del carburante dai distributori a far optare per gpl o metano). Per le aziende, per i professionisti e gli artigiani, invece, è una scelta che prevede un’analisi più completa, e dunque più razionale: l’auto ecologica consente non soltanto una riduzione dei consumi e un abbattimento dei costi di rifornimento, ma anche un sostanzioso calo del Tco: il valore residuo di un’auto ecologica è in crescita rispetto a tutte le altre alimentazioni tradizionali, in particolare per le ibride. Incentivi o non incentivi, insomma, puntare sul green è una scelta corretta da parte di tutte le imprese con parco auto. Piccolo o grande che sia.

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