2015: che anno sarà per le flotte aziendali?

2015
Il 2014 si chiuderà con buoni risultati per il comparto aziendale: la quota di mercato è ormai attorno al 38%, tra noleggio e acquisti diretti. Il che significa quasi 600.000 auto nuove immatricolate in 12 mesi. Un risultato che si sta avvicinando a quello degli anni di pre-crisi. Mentre il comparto dei privati continua ad arretrare. Insomma: c’è chi piange. Ma gli altri non ridona ancora: al limite abbozzano un sorriso. Perché tutto il settore dell’Automotive non sta in grande salute, principalmente per due motivi: è fermamente ancorato a un modello distributivo vecchio di cent’anni e opera in un Paese che sta retrocedendo nella serie B dei Paesi automobilisticamente rilevanti.

Ciò significa che le Case automobilistiche rappresentate in Italia avranno margini di manovra sempre più stretti, in termini di politiche di prodotto, commerciali e di marketing, ma saranno costrette sempre di più ad “appiattirsi” su logiche internazionali. Il che sarà valido anche per il Costruttore nazionale, la Fiat che, come tutti hanno ormai sotto gli occhi, ha assunto una dimensione globale.

Nel 2015 le Case spingeranno con maggiore decisione sul comparto delle flotte, perché è l’unico che dimostra vitalità e margini di miglioramento. Ciò si tradurrà in una maggiore diffusione di versioni business (il fenomeno delle flotte in crescita per fortuna non riguarda soltanto il nostro mercato, quindi questa sarà una strategia che “pioverà dall’alto” e noi ne trarremo benefici, per una volta tanto…). Ma anche nella riorganizzazione delle strutture di vendita: ormai quasi tutti i Manufacturer si sono dotati di reparti dedicati alle vendite aziendali e, a cascata, i dealer si stanno riorganizzando con figure professionali specifiche, i business specialist. Anche sul versante delle offerte, le Case spingeranno il piede sull’acceleratore dei servizi finanziari dedicati alle aziende e, soprattutto, implementeranno le offerte dedicate al noleggio a lungo termine, con l’intenzione di aggredire, questa volta in maniera seria e strutturata, il mercato delle microimprese.

Sempre più rilevante sarà l’offerta di auto green, per conciliare esigenze di car policy sempre più stringenti, in particolare per le grandi aziende con parchi auto di dimensioni sostanziose, ma anche per quelle dimensionalmente meno corpose, che traggono vantaggi dall’utilizzo di auto più ecologiche non solo in termini di Total Cost of Ownership ma anche in libertà di circolazione nei centri urbani. Una nota positiva è costituita anche dall’abbassamento dei costi dei carburanti che si sta registrando nelle ultime settimane: una tendenza che dovrebbe confermarsi almeno fino a primavera, stando alle previsioni degli analisti. In termini concreti, il costo dei rifornimenti potrebbe subire un taglio di circa il 20% sul totale della spesa.

A proposito di città: avere un abbonamento aziendale al car sharing sarà nel 2015 una realtà consolidata: questa forma di mobilità alternativa è ormai presente nei principali agglomerati urbani, e si diffonderà a macchia d’olio anche nelle città di medie dimensioni. A mancare all’appello sono, ancora una volta, le Istituzioni: urge una nuova fiscalità sull’auto aziendale, che la riporti verso più consoni parametri di tassazione europea. Potrebbe essere il 2015 l’anno del cambiamento? Forse. Anche se sulla possibile rivoluzione fiscale pende una spada di Damocle: le elezioni. Se il Premier Renzi dovesse decidere di “andare alla conta”, per ottenere un maggior consenso dalle urne, tutto si bloccherebbe e verrebbe rinviato a data da destinarsi. La domanda è dunque: ma ne abbiamo proprio bisogno? Come sempre, sarebbero meglio i fatti piuttosto che le parole.

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