Ibride e aziende: binomio possibile?

Volvo V60 Hybrid plug-nIl 2014 è stato l’anno della definitiva consacrazione delle auto ibride anche sul mercato italiano: con 21.387 auto nuove immatricolate rispetto alle 15.171 del 2013, hanno fatto segnare una crescita del 41%, raggiungendo una quota di mercato dell’1,6% (1,2% nel 2013). Numeri ancora piccoli, quindi, ma estremamente significativi. Certo, siamo lontani dalle rosee previsioni di inizio secolo quando si ipotizzava che a metà di questo decennio le auto ibride e quelle elettriche avrebbero sfiorato una quota del 20%, ma la rincorsa dell’auto a basso impatto ambientale è sicuramente una realtà di cui tenere conto, soprattutto nell’ottica delle flotte aziendali.

Queste ultime, infatti, sono le maggiori candidate a essere protagoniste della maggior diffusione delle ibride, almeno sulla carta. E vi spiego subito il perché. Partiamo da una domanda: quali sono le caratteristiche principali di cui tenere conto tra i criteri di acquisizione di un’auto aziendale? Sicuramente il costo d’esercizio, l’economia nell’utilizzo del carburante, l’affidabilità e il valore residuo dell’usato. Sono tutte prerogative che le auto ibride racchiudono in sé, senza ombra di dubbio. Seconda domanda: cosa frena la diffusione massiccia delle ibride sul mercato? La scarsità dei modelli disponibili, il prezzo di listino ancora troppo elevato e la scarsa attrattività estetica dei modelli di maggiore diffusione. In merito al primo limite, già da quest’anno i costruttori risponderanno con una introduzione massiccia di nuovi modelli; sul secondo ostacolo, occorre valutare con attenzione la politica commerciale di alcune Case: se analizzate con attenzione i prezzi di listino delle ultime ibride commercializzate, potrete notare come siano assolutamente paragonabili alle corrispondenti versioni a gasolio, a parità di dotazione (per esempio la nuova Ford Mondeo); anche sulla terza incognita la risposta è in arrivo: la stragrande maggioranza delle nuove ibride non saranno modelli a se stanti, bensì versioni derivate da modelli ad alimentazione tradizionale.

Quello che ancora non si è compreso in modo chiaro è quale sia la scelta più corretta in termini di motore endotermico da abbinare al propulsore elettrico: diesel o benzina. In linea teorica, l’abbinata diesel+elettrico dovrebbe essere quella che garantisce i costi d’esercizio più ridotti, però è una soluzione più costosa a livello di industrializzazione. Quindi da riservare ai segmenti medio-alti del mercato. Tanto più che la forte discesa dei prezzi dei carburanti a cui stiamo assistendo da un mese a questa parte (siamo ormai a un taglio alla pompa del 20%), sta facendo calare in modo sensibile i costi di rifornimento anche delle auto a benzina, che rappresentano la scelta ottimale per chi percorre meno strada (il punto di pareggio medio si attesta attorno ai 20.000 km/anno). Con vantaggi, per chi opta per il benzina (anche abbinato al motore elettrico), in termini di minore manutenzione. Oggi un’ibrida a benzina è in grado di garantire una percorrenza media compresa tra i 20 e i 25 km/litro, mentre un’ibrida diesel si attesta tra i 25 e i 30 km/litro.

Da un’indagine svolta dal sottoscritto, pur senza pretesa di rigore scientifico, alla domanda posta a una decina di fleet manager e ad altrettanti utenti di auto aziendale, alla domanda “vorresti avere nel parco auto una vettura ibrida?”, tutti hanno risposto affermativamente, sottolineando i vantaggi in termini di costi d’esercizio, di valore residuo e anche di guidabilità e piacere di guida (riscontrate nei numerosi test-drive che un po’ tutte le case costruttrici di ibride hanno fatto effettuare negli ultimi tempi), ma evidenziando anche una certa difficoltà di ottenere canoni competitivi da parte dei fornitori di noleggio a lungo termine. Si ha quindi l’impressione che i player del mercato, pur scommettendo sull’ibrido, vogliano tenersi un più ampio margine di guadagno, oppure che vogliano “cautelarsi” sul futuro valore residuo.

Proprio il maggior piacere di guida delle auto ibride (dotate di coppia più vigorosa e quindi di spunto e ripresa più consistenti) sono una delle leve  più importanti per convertire all’ibrido gli user chooser: molti costruttori, infatti, stanno utilizzando questa tecnologia, più che per migliorare i consumi, per innalzare il livello delle prestazioni. Il beneficio sui costi d’esercizio, quindi, viene considerato una sorta di “vantaggioso prodotto di scarto”. Probabilmente, quindi, l’auto ibrida del prossimo futuro è destinata a incrementare il suo successo, sebbene in due distinti segmenti: nel “mercato alto” per l’incremento delle prestazioni (a saldo invariato dei costi d’esercizio), nel “mercato basso” per i notevoli risparmi che questa tecnologia è in grado di garantire.

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