Nuove sfide per il Fleet Manager 2.0

riunione managerIl Fleet Manager governa le strategie della flotta aziendale.[/caption]Quanto sta cambiando il ruolo del Fleet Manager negli ultimi tempi? Come può migliorare le sue competenze? Sono in molti a porsi queste domande, in particolare i vertici aziendali delle imprese con parchi auto di dimensioni importanti. Ritengo che in questo periodo tale figura stia assumendo un ruolo sempre più strategico sull’impatto delle scelte economiche delle aziende, anche se non tutte le imprese tendono a riconoscerlo.

Il Fleet Manager è figura poliedrica, che ha un’influenza diretta su una delle maggiori voci di spesa di un’azienda. Di fatto è un manager, anche se spesso non ottiene questo inquadramento nella gerarchia dell’azienda. Ciò avviene perché le origini della sua carriera sono eterogenee: a volte proviene dal basso (per esempio, si occupava della gestione pratica di una flotta di proprietà, poi ha acquisito competenze migliori con gli anni), altre volte origina da settori differenti tra loro (le Risorse Umane o il Procurement). In quest’ultimo caso,  le sue competenze tenderanno a privilegiare l’aspetto di cui ha skill maggiori. La soddisfazione del cliente interno (i driver) se proviene dall’HR, l’impatto dei costi se nasce come buyer.

Il Fleet Manager 2.0 deve non soltanto abbinare questi due aspetti, ma deve essere in grado di manovrare tutte le leve di controllo senza peraltro occupare una grande fetta del suo tempo lavorativo in questioni amministrative di basso profilo o nella quotidianità della gestione. Sicuramente è un risolutore di problemi, ma senza per questo che debba occuparsi direttamente di ogni più piccola “grana” che riguarda uno o più utenti interni. Il Fleet Manager dovrebbe essere al vertice dei punti di escalation che, in precedenza, sono stati stabiliti attraverso procedure rigorosamente inserite in Car policy.

Ma la leva fondamentale che il moderno Fleet Manager deve tenere assolutamente tra le mani è quella della “conoscenza”: deve comprendere le dinamiche del mercato dell’auto, per saper cogliere al volo le opportunità (economiche, fiscali e gestionali). Ciò non significa che debba necessariamente essere il massimo esperto mondiale sull’auto, e che debba conoscere a memoria i listini di Quattroruote, bensì che deve essere in grado di intuire in anticipo e assimilare le tendenze, soprattutto considerando che le scelte di oggi sulla flotta si misurano in termini di impatto su un periodo lungo (oggi i 3-4 anni di durata di una flotta sono un periodo molto lungo per le aziende che sono costrette a vivere quasi sempre alla giornata, con una strategia di navigazione “a vista”. E non significa nemmeno che debba avere una preparazione equiparabile a un tributarista sulle tematiche fiscali.

Gli spunti di riflessione che offro ai Fleet Manager, come argomenti da metabolizzare sono, per esempio: la tematica Green Fleet (e quindi le alimentazioni alternative) in relazione alla discesa dei prezzi dei carburanti; la durata media delle vetture in flotta (alcune aziende si stanno avvicinando ai 60 mesi, nonostante chilometraggi importanti); la scelta di spacchettizzare alcuni servizi, che potrebbe rivelarsi conveniente; un confronto su basi scientifiche e analisi puntuali della convenienza del noleggio rispetto al rimborso chilometrico di auto proprie dei dipendenti; infine il ritorno alla proprietà dei mezzi (altro fenomeno in ascesa anche presso i gradi parchi). Non sono affatto tematiche inedite, ma che richiedono un aggiornamento.

Il mio suggerimento ai Fleet Manager è di non fare queste riflessioni in solitudine, ma di confrontarsi con colleghi di ruolo equivalente e, soprattutto, di utilizzare i fornitori come fonte di info, statistiche e report. Per crescere nelle competenze di analisi, sarebbe il caso di frequentare anche corsi di aggiornamento, come quelli proposti dalla nostra Fleet Academy, che possono anche essere personalizzati sulle esigenze delle singole aziende. Infine un tema delicato, che non è ancora stato compreso appieno da molti Fleet Manager: il loro ruolo è anche di “influencer” sui driver. Sono i Fleet Manager, infatti, coloro a cui spetta il compito di educare i driver a un corretto utilizzo delle vetture aziendali. Utilizzo corretto significa non soltanto che l’auto aziendale, essendo in capo al datore di lavoro, non è un privilegio né un diritto assoluto, ma va trattato con la cura del buon padre di famiglia, ma anche che una guida ecologica permette di realizzare significativi saving nei costi di gestione e di programmare sostituzioni del parco più dilatate nel tempo. Per stimolare i driver, a mio avviso, occorre agire sulla leva della sfida: trasformare il comportamento più virtuoso in un vero e proprio challenge tra dipendenti può garantire uno stimolo vincente.

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