La “Generazione N” e i nuovi sistemi di “Mobility Policy”

CAR SHARING LUCCA Al via un nuovo progetto di Car Sharing a Lucca, in collaborazione con Renault che ha fornito una flotta di Zoe.

Prendo spunto dal convegno ForumAutoMotive che si è tenuto questa settimana a Milano. I temi affrontati sono quelli “caldi” da parecchi anni: le tasse che straziano gli automobilisti, il traffico che soffoca le città, i giovani che rinunciano all’automobile perché sognano il telefonino di ultima generazione eccetera. Argomenti forse un po’ scontati… che però danno la stura ad alcune riflessioni, che possiamo tradurre anche in ottica flotte aziendali.

La ricerca di ForumAutoMotive, per esempio, stima che la popolazione mondiale continuerà a crescere (9 miliardi gli abitanti della Terra nel 2050) e che quasi il 70% di essa vivrà in ambito urbano (contro il 50% del 2010). La mobilità in città sarà dunque un tema sempre più strategico, in termini di efficienza e sostenibilità. Già oggi il 64% del chilometraggio medio annuo è di tipo urbano: immaginiamo come sarà tra qualche anno? Di conseguenza, le ore perse nel traffico aumentano a dismisura: oggi sono 62 ogni anno, saranno 68 nel 2020 e addirittura 106 nel 2050. Ciò significa che i Fleet Manager devono studiare un nuovo modello di mobilità per i dipendenti aziendali, che non necessariamente deve prevedere l’uso esclusivo dell’automobile individuale.

Alcune imprese già hanno implementato sistemi di Car Pooling aziendale, altre sfruttano le opportunità concesse in ambito urbano dal Car Sharing. Ma non basta: occorre studiare un sistema intermodale, che preveda più alternative in contemporanea, regolate da una vera e propria Mobility Policy, che dovrebbe prendere il posto della Car Policy. Per esempio, in taluni casi, dovrebbe vigere l’obbligo di servirsi dei mezzi pubblici, per spostamenti con determinate caratteristiche, dovrebbe essere reso obbligatorio, attraverso sistemi incentivanti verso i dipendenti, lo sfruttamento di abbonamenti di Car Sharing.

Occorrerebbe persino studiare le potenzialità di sistemi di trasporto che si vantano di essere alternativi ai mezzi pubblici: il caso di Uber, per esempio, è estremamente significativo. E’ notizia di questi giorni che gli aderenti al circuito Uber di Milano si sono offerti di sostituire i mezzi pubblici, offrendo passaggi gratuiti a chi in occasione del prossimo sciopero effettuerà l’abbonamento! Capite che una cosa del genere stravolge persino il concetto di indispensabilità del servizio pubblico…

Ma torniamo al Car Sharing, che pare essere il sistema di mobilità urbana che incontra il maggiore gradimento. I dati della ricerca ci dicono che in Italia nel 2014 siamo arrivati a 220.000 abbonamenti e un parco circolante di 3.000 veicoli. Erano rispettivamente 130.000 e 1.800 nel 2013). Certo, il mercato del Car Sharing è ancora fortemente sbilanciato su Milano (l’80% dei veicoli e degli abbonamenti), ma si sta diffondendo a macchina d’olio nel resto della Penisola (è di oggi la notizia che viene varato un progetto di Car Sharing elettrico a Lucca, in partnership con Renault).

Passiamo ora alla cosiddetta “Generazione N”, cioè i giovani che non pensano più all’automobile come oggetto principale del desiderio (“N” significa appunto Neutral about Driving). Non sono tanto convinto che i giovani siano così critici verso la mobilità individuale: semplicemente non possono permettersela. Tant’è che la stessa ricerca riconosce che per il 43% dei giovani italiani il fattore economico risulta decisivo per le scelte di mobilità. E’ vero che le nuove generazioni, se potessero, spenderebbero molte delle proprie risorse economiche nell’acquisto di prodotti di elettronica di consumo, ma non dimentichiamo che molti di loro sono cresciuti già nell’era dei treni ad alta velocità, che in tanti casi hanno trascorso periodi di studio all’estero con i progetti Erasmus, e dunque hanno direttamente toccato con mano quanto sia differente la mobilità in altri paesi d’Europa. I giovani di oggi vivono con insofferenza il traffico di oggi, le problematiche di parcheggio nelle città, perché non sono come i protagonisti delle generazioni precedenti che hanno affrontato queste problematiche progressivamente, e così facendo si sono prima adattati e poi rassegnati.

La “Generazione N” è abituata da sempre a coesistere con tariffe assicurative impossibili, con prezzi delle automobili inavvicinabili per la quasi totalità di loro. E dunque si sono rassegnati a muoversi in modo differente. Riflettiamo con attenzione, cari Fleet Manager, quando in azienda entreranno le nuove leve professionali. Essi saranno decisamente più inclini ad accettare le nuove forme di mobilità: il Car Sharing, la condivisione dei veicoli in pool, l’utilizzo dei mezzi pubblici eccetera. Ciò potrebbe rappresentare un formidabile contributo alla riduzione dei costi per la mobilità aziendale e una forma di utilizzo più razionale della flotta.

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