Ecoincentivi: funzionano, ma da noi non si fanno

Manuel VallsIl primo trimestre del 2015 del mercato europeo dell’Automobile ci ha dato un suggerimento importante: gli incentivi all’acquisto promossi dallo Stato stanno funzionando alla grande, nei Paesi dove sono in vigore. Ne è un chiaro esempio la Spagna, dove in soli tre mesi la crescita del mercato è stata di oltre 30 punti percentuali, facendo registrare livelli di vendita che non si raggiungevano se non prima del 2010. La nazione iberica, dunque, ha definitivamente archiviato la crisi del mercato dell’auto. Ma non solo: anche grazie alla rinascita del comparto Automotive, il Pil sta facendo segnare un progresso del 2%.

Se si analizzano i dati spagnoli, si può notare che la crescita del mercato è uniforme in tutti i canali: privati, aziende e noleggio crescono tutti in modo vigoroso, con una leggera prevalenza del mercato più critico, cioè quello dei privati. Se le famiglie sono tornate ad accostarsi all’automobile nuova, questo è senz’altro un indicatore molto positivo. Paragonando quello che accade in Spagna con la situazione del mercato italiano, appare evidente che da noi è proprio il consumatore finale l’area più critica del mercato: le aziende, infatti, hanno ricominciato a comprare, così come i noleggi sono in decisa crescita (anche se il dato è “inquinato” dal grande numero di immatricolazioni dei noleggiatori a breve termine in vista dell’imminente apertura di Expo 2015), mentre i privati latitano ancora.

In Francia la situazione è quasi la stessa, sebbene i numeri non siano così confortanti come in Spagna: +10% a marzo, con un cumulato del primo trimestre attestato al +7%. Ma c’è una ragione: gli incentivi statali sono appena partiti e, a giudicare dalla raccolta degli ordini (che si tradurranno in nuove targhe nell’arco dei prossimi mesi), la tendenza è quella di ripercorrere le orme del mercato iberico.

Con una differenza sostanziale, però: mentre in Spagna i benefici economici per chi acquista, pur privilegiando gli aspetti ecologici, ricadono su tutte le tipologie di alimentazione, in Francia gli incentivi hanno una funzione ben precisa: ridurre sostanzialmente la quota delle auto a gasolio in circolazione. In Francia, infatti, il diesel ricopre una quota del 62% delle immatricolazioni (in Italia siamo al 55%), con una tendenza all’ulteriore crescita. Il Primo Ministro Manuel Valls ha di fatto dichiarato guerra al diesel, accusandolo di essere il tipo di alimentazione più inquinante. Peccato che, con l’entrata in vigore della normativa Euro 6, l’auto a gasolio abbia ormai livelli di emissioni di particolato e NOx simili a quelli dei motori a benzina. Guerra o non guerra, però, un contributo di 10.000 euro per l’acquisto di un’auto elettrica(rottamandone una diesel) potrebbe essere un toccasana per la diffusione dell’auto a impatto zero nel Paese transalpino.

In Germania gli incentivi 2015 sono allo studio, per ammissione della stessa Cancelliera Angela Merkel, alla quale proprio non va giù l’idea di doversi rimangiare quanto dichiarato con toni trionfalistici nella primavera di due anni fa: “nel 2020 le auto elettriche in Germania saranno un milione!”. Invece i tedeschi convertiti all’utilizzo di auto a batterie sono per ora soltanto 24.000. Dunque, via a una nuova tornata di bonus statali. Che però, in modo assai previdente, stando ai “si dice”, dovrebbero riguardare tutte le automobili a basso impatto ambientale. Quello che è certo è che una grande parte dei fondi messi a disposizione degli automobilisti che intendono cambiare l’auto, sarà appannaggio delle auto aziendali (che in Germania costituiscono oltre il 70% delle immatricolazioni), perché saranno previsti ammortamenti speciali, con i costi abbattibili già al 50% nel primo anno.

E in Italia che succede? Assolutamente nulla! Da parte dei palazzi del potere non si muove foglia. Nonostante la buona volonta del Presidente della Commissione Economia della Camera Daniele Capezzone che sta tentando altre strade per ottenere l’approvazione del suo “Pacchetto Auto”. A tutt’oggi l’iniziativa incentivi rimane delegata ai costruttori d’auto, che ben hanno compreso quanto sia efficace la parola stessa per i consumatori. Ne sono un chiaro esempio le campagne promozionali in vigore a partire da aprile di FCA, che prevedono uno sconto in caso di rottamazione di 2.000 euro, cifra che sale a 3.000 in caso di adesione a un finanziamento specifico su questa offerta da parte della finanziaria captive. Gli ecobonus di Fiat & C stanno funzionando alla grande.

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