Il mercato dell’auto e la crisi dell’economia cinese

CHINA SHANGHAI STOCK Dalla Borsa di Shangai pessime notizie sull’economia cinese: quale impatto sul mercato dell’auto?[/caption]

Questa seconda metà del 2015 è iniziata, a livello internazionale, con segnali poco confortanti per l’economia globale: forti tensioni sulle valute, rallentamento dell’economia di Cina, Brasile, Russia e Turchia, riduzione della domanda di materie prime, Paesi emergenti in difficoltà, rischio deflazione per le nazioni del Vecchio Continente. Uno scenario a tinte fosche proprio dopo pochi mesi dell’inizio della ripresa economica. Il mercato dell’auto, che nel 2014 aveva dato segnali molto confortanti, sia in termini di vendite sia come bilanci dei costruttori (in particolare quelli dei brand Premium), per ora non sembra risentirne, ma nel medio periodo dovrà fare i conti con questa ennesima situazione negativa, questa volta generata soprattutto in nazioni molto distanti dall’Europa, geoghraficamente e culturalmente, ma che per le esportazioni stanno rappresentando un canale di sbocco sempre più importante.

A far preoccupare gli addetti ai lavori è soprattutto l’economia cinese, che nel decennio precedente è stato il mercato con più alto tasso di crescita (e che si avvia comunque a diventare il più importante del mondo in termini di volumi). Non è questa la sede opportuna per un’analisi congiunturale approfondita sulle cause dello stop della Borsa di Shangai e della svalutazione dello Yuan: ci limitiamo a osservare che il potenziale del mercato dell’auto in Cina è comunque quello su cui hanno puntato tutti i costruttori per crescere ancora nelle vendite e nei bilanci. La Cina, invece, ha rallentato, a dispetto di tutte le previsioni. Si credeva che il dragone asiatico non si sarebbe mai sopito, invece, si è fermato a prendere fiato. Però tornerà a salire, sebbene, forse, in maniera meno tumultuosa. Occorre che se ne prenda atto, e si torni a considerare i mercati più maturi quelli su cui consolidare la propria presenza, quelli sui quali c’è la necessità di identificare e seguire i bisogni. La globalizzazione è stata finora intesa come un dover rivolgersi sempre dove tira il vento: decollano la Cina, il Brasile o la Russia? Tutti ci si butta a capofitto lì, magari trascurando quei mercati che invece vanno considerati maturi e quindi affidabili.

Il mercato europeo e quello americano sono prevalentemente di sostituzione: il cliente è conosciuto e quindi più facilmente si possono interpretare le sue necessità di mobilità. Una mobilità che sta cambiando a ritmi molto rapidi, più veloci ancora della pur velocissima turnazione dei modelli. Le formule alternative all’acquisto sono quelle che offrono il maggiore potenziale di crescita; l’auto aziendale, pur con una fiscalità vessatoria (soprattutto in Italia, ma anche in molti altri Paesi dell’Europa allargata). Le Case automobilistiche non devono soltanto investire in nuovi modelli, sempre più raffinati, confortevoli, ecologici ed economici da gestire. Devono abituarsi a misurare la soddisfazione del cliente non soltanto sul prodotto, ma anche su tutti gli altri aspetti fondamentali: i servizi di assistenza, quelli finanziari, e persino di connessione e di interazione sociale.

Anche il rapporto con gli intermediari, cioè coloro che affiancano la fabbrica di produzione nella distribuzione (sia vendita sia finanziamento) e sono l’anello di congiunzione con il cliente, deve necessariamente crescere di livello. Lo vediamo soprattutto nel noleggio: oggi le responsabilità di un disservizio nei confronti del cliente è tutto uno “scaricabarile”: la colpa è del costruttore, o la colpa è del noleggiatore. Invece no: non è la responsabilità il fulcro del problema, ma è la soluzione del disagio che permette di trasformare un evento negativo in una formidabile leva di marketing e di fidelizzazione.

Su questo tema i passi in avanti da fare sono ancora tantissimi: non bastano lustrini e paillettes per trasformare l’acquisto o l’utilizzo di un’automobile in un evento memorabile. E’ la gestione puntuale ed efficace del day by day. Lo sforzo di migliorarsi deve vedere protagonisti tutti gli attori della filiera. E qui emergono già oggi le differenze tra un costruttore e l’altro, tra un distributore e un suo concorrente. Differenze che non si possono misurare in dieci euro di canone in più o in meno, ma in elementi più importanti, soprattutto per chi utilizza l’auto per scopi professionali: giornate di lavoro perse, disservizi che conducono a perdita di business, soluzioni di mobilità inadeguate, scarsità di integrazione tra fleet management e travel management e così via discorrendo…

Leave a Reply

Your email address will not be published.