Diesel al bando in tutta Europa?

Jochen FlasbarthCi risiamo: il diesel torna sul banco degli imputati. Oltre un anno fa aveva iniziato Segolene Royal, Ministro dell’Ecologia francese, che aveva affermato che le auto a gasolio dovrebbero sparire dalla circolazione a partire dal 2025. La sua politica prevederebbe un progressivo aumento delle accise sul gasolio, per equipararne il prezzo a quello della benzina (oggi la differenza è di circa 15 cent). Con le maggiori entrate nelle casse dello Stato, il Ministro vorrebbe finanziare l’acquisto di auto elettriche. E, parallelamente, vorrebbe introdurre forti limiti alla circolazione. Un progetto insostenibile: il 63% delle auto vendute in Francia sono alimentate a gasolio.

Negli scorsi giorni ha replicato il suo omologo tedesco, il Segretario di Stato per il Ministero dell’Ambiente Jochen Flasbarth, che ha annunciato la prossima entrata in vigore di normative che consentano alle municipalità delle principali metropoli tedesche di bloccare la circolazione alle auto diesel inferiori all’Euro 6, quelle cioè che superano i limiti di emissioni di NOx di 80 g/km. Questa ipotesi fermerebbe i due terzi delle diesel in circolazione nella Repubblica Federale. Flasbarth considera questo provvedimento una tappa intermedia verso la diffusione delle auto elettriche che, secondo lui, dovranno essere in Germania non meno di 20 milioni tra soli 4 anni.

Infine l’Olanda, che sta per varare l’iter legislativo di un provvedimento che vieterà la vendita di auto a benzina e a gasolio in tutto il Paese a partire dal 2025. Che dire? SPQE: sono pazzi questi europei! Oggi (e nel futuro a medio termine) è impensabile immaginare la mobilità privata senza i motori a gasolio, siamo realisti. Ovviamente i politici devono fare demagogia, però qui si esagera! A stare coi piedi per terra, basterebbero alcune semplici considerazioni: il prezzo del petrolio è calato in maniera sensibile negli ultimi mesi e all’orizzonte non se ne prevede un rialzo per parecchi anni. Perché i Paesi produttori non riusciranno a mettersi d’accordo nel ridurre la produzione, e la fine delle sanzioni all’Iran ha determinato il ritorno di questo Paese tra i grandi esportatori di greggio. Russia e Venezuela, altre due nazioni che campano con l’export del petrolio, per uscire dalla recessione non hanno altro sistema che aumentare le estrazioni. Ma è l’economia in generale che non può ancora fare a meno dell’energia derivante dai carburanti fossili.

L’energia elettrica, invece, sta calando di prezzo in maniera meno sensibile rispetto al petrolio. Secondo uno studio di Bloomberg New Energy Finance, la nuova frontiera sarà la riduzione del costo delle batterie agli ioni di litio, sceso negli ultimi 5 anni del 60%, ma che dovrebbe ridursi di ulteriori due terzi entro il 2030. Bloomberg stima che questo dovrebbe fare salire le vendite di auto elettriche al 35% del totale a partire dal 2040 (oggi sono molto meno dell’1%). Ma già dal 2020 il prezzo di vendita di un’auto a impatto zero sarà più basso di quello di un’auto con motore tradizionale.

Di queste previsioni ne abbiamo viste a decine negli ultimi anni: tutte puntualmente disattese. Però che il diesel sia tornato sotto i riflettori, soprattutto dopo lo scandalo emissioni Volkswagen, è un dato di fatto. E il mercato non potrà far finta di niente. A oggi, nessun impatto c’è stato sui valori residui delle auto diesel, però è probabile che in futuro non sarà più così. Rivedere le car policy aziendali nel medio periodo non sarà dunque una scelta di marketing, ma una vera e propria necessità.

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