Bollo auto: abolizione in vista o mossa elettorale?

roberto caonCi siamo. Anzi, ci risiamo. Si torna a parlare dell’abolizione del bollo auto, come periodicamente avviene, soprattutto alla vigilia di ogni tornata elettorale. Si avvicinano infatti le consultazioni amministrative, con molte città chiave che sceglieranno sindaci e rappresentanti comunali. E il Premier Renzi necessita di una mossa spettacolare (come lo fu tempo addietro con gli 80 euro “a pioggia”, l’abolizione della Tasi, la “manovrina” del canone Rai in bolletta, con taglio dell’importo) anche perché, dopo le elezioni di inizio giugno, il Capo dell’Esecutivo si getterà anima e corpo sul referendum costituzionale che ci sarà in autunno. Una sorta di redde rationem che per l’ex Sindaco di Firenze significherà o la strada spianata verso il futuro o il “rompete le righe e tutti a casa”.

Abolire il bollo auto è più facile a dirsi che a farsi. Ci hanno provato in tanti, senza successo. Perché togliere questa tassa, per quanto iniqua, significa privare le Regioni della più consistente voce d’entrata con la quale coprono la spesa pubblica e, soprattutto, finanziano una fetta corposa della sanità. Ovvio, quindi, che il Premier debba pensare anche, dopo aver con una mano riempito le tasche degli automobilisti, a come sfilare più o meno gli stessi quattrini con l’altra mano.

Il modo più semplice sarebbe un aumento delle accise sui carburanti: d’accordo, di tasse su benzina e gasolio ce ne sono già abbastanza, però in linea di principio il sistema sarebbe molto più equo di un importo annuo come avviene ora. Perché verrebbe introdotto il principio di “chi più inquina, più paga”. Ovvero: se hai l’auto che “beve”, sei più nocivo all’ambiente, e dunque devi pagare di più. Ma quanto dovrebbe essere la maggiorazione sui carburanti?

Ci viene in aiuto la proposta di Legge n 3746 del deputato Roberto Caon (ex leghista, ora iscritto al Gruppo Misto – Movimento Fare! di Flavio Tosi), presentata pochi giorni fa (ma non ancora calendarizzata nei lavori del Parlamento): “Abrogazione del Testo Unico delle Leggi sulle tasse automobilistiche di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 39 del 5 febbraio 1953”. Secondo il testo della proposta si dovrebbe aggirare attorno ai 12 cent al litro. Ossia meno di quanto è diminuito il prezzo dei carburanti nell’ultimo anno, grazie al crollo del prezzo del petrolio.

Il bollo auto porta a un incasso, teorico, di 5,9 miliardi di euro. Teorico perché l’evasione su questa gabella ufficialmente si aggira sul 10% (per intenderci è al 27% sul canone Rai), ma in realtà è molto di più (da calcoli non ufficiali, pare che gli introiti dell’Erario effettivi siano attorno ai 3,5-4 miliardi). Perché gli automobilisti che non pagano il bollo sono parecchi milioni, e non c’è alcun modo per Equitalia di riuscire a riscuotere il debito. Ma si aggiungono pure quei cittadini che circolano con auto con targa straniera (soprattutto rumene e bulgare). Sembra che siano ben 4 milioni di auto! Con il bollo “annegato” nel costo della benzina, pagherebbero tutti in base al consumo, anche gli stranieri che, per lavoro o per vacanza, transitano sulle nostre strade, contibuendo a innalzare il gettito a livelli sostenibili.

Lecito però aspettarsi una levata di scudi delle Regioni, come sempre avviene quando si tenta di cambiare regole consolidate. Chi tocca il bollo, muore: questo ormai è assodato. Sarà la volta buona? Difficile che avvenga. Però, se non fosse una boutade, sarebbe proprio bello…

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