Brexit e il futuro del mercato delle flotte

BrexitL’uscita dall’Unione Europea rischia di addensare nere nubi sull’orizzonte del mercato dell’auto, che potrebbero interrompere il processo di uscita dalla crisi iniziato da un po’ di tempo. Non è facile interpretare a pochi giorni dal referendum quali saranno le conseguenze per il comparto automobilistico, e in particolare per il mondo delle flotte aziendali, anche se molti analisti internazionali hanno già ipotizzato risvolti di grande difficoltà.

La Gran Bretagna è un mercato importante per l’Europa: è il secondo in termini di volumi dopo la Germania, con una quota del 18,5% sul totale delle vendite. Uk è un mercato in espansione: la crescita dello scorso anno è stata del 6,3%, mentre quest’anno l’incremento è stato finora del 4%. Il Paese d’Oltre Manica è un anche un importante produttore automobilistico, con fabbriche delle filiali europee di GM e Ford e fondamentali siti di BMW (per il brand Mini) e dei giapponesi Nissan, Honda e Toyota, oltre alle aziende britanniche.

Fra due anni, quando il processo di uscita sarà completato, con tutta probabilità saranno reintrodotti i dazi doganali in entrata e in uscita. Per noi europei, quindi, sarà meno conveniente comprare auto prodotte in UK, uno svantaggio commerciale in parte compensato dalla svalutazione della sterlina (in due giorni ha perso il 15% del suo valore nei confronti delle altre divise). Un altro problema sarà determinato dalla crisi delle vendite nel Paese anglosassone: gli analisti di IHS hanno pronosticato un calo del mercato interno della Gran Bretagna di 8 punti percentuali nel 2017, mentre quelli di LMC Automotive ritengono probabile un calo del 15% nel 2018, quando il processo di uscita sarà completato. Mezzo milione di auto vendute in meno tra due anni produrrà un effetto domino sull’economia dell’intero continente.

Ma le conseguenze potrebbero estendersi a tutta l’economia d’Europa: il crollo delle borse di questi giorni rischia di farci tornare in recessione. Come reagirà la BCE? Se è vera l’ipotesi di un rialzo dei tassi d’interesse, si rischia di innescare un processo inflattivo che rischia di pesare sul settore produttivo e su quello distributivo. Se finanziare l’acquisto (o il noleggio) delle automobili costerà di più, è logico supporre un rallentamento della domanda da parte sia dei privati sia delle imprese, facendo tornare il comparto Automotive indietro di qualche anno. Oggi il mercato flotte  si regge sulla competitività dei prezzi e sulla discesa dei canoni di noleggio: le Case e i noleggiatori hanno potuto permettersi di diventare più aggressivi perché le vendite sono in crescita. Ma se le cose dovessero invertire la tendenza, la spinta commerciale potrebbe affievolirsi, rallentando il processo di rinnovo del parco soprattutto in Italia, dove c’è maggiore necessità di svecchiare il circolante che è il più vecchio tra i Paesi continentali automobilisticamente più rilevanti.

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