Fine della pacchia: i listini tornano ad aumentare

motorvillageDa agosto, mentre buona parte degli italiani saranno in vacanza, il Gruppo FCA varerà un nuovo listino, con prezzi aumentati per tutta la gamma dei marchi della galassia Fiat. Un’operazione annunciata in totale trasparenza attraverso un comunicato stampa, che esorta anche i clienti ad affrettarsi a firmare i contratti d’acquisto entro il 31 luglio per non subire l’aumento.

Perché FCA ha voluto pubblicizzare questa notizia? Probabilmente per lanciare un segnale al mercato e, soprattutto, a tutti gli altri Costruttori: in sostanza, i vertici del Gruppo sembrano affarmare che la situazione congiunturale è ormai tornata al sereno, e quindi è inutile tenere bloccati i listini, ma si può ricominciare a puntare su una migliore marginalità. Vero è, però, che gli sconti proposti dalle campagne promozionali di quest’anno sono stati il vero motore della ripresa: mai come fino a oggi comprare un’auto è stato così conveniente.

Cosa succederà ora? A mio avviso possiamo delineare due scenari: il primo prevede una corsa al rialzo da parte di tutti i player del mercato, ma con un livello di sconti ulteriormente maggiorato, soprattutto per quei modelli che mostrano la corda perché un po’ obsoleti e non in grado di reggere la concorrenza. Potrebbe anche succedere che i dealer puntino a fare margini migliori attraverso un rialzo dei tassi d’interesse dei finanziamenti, mantenendo però un prezzo “vero” d’attacco molto competitivo. In fin dei conti gli acquirenti oggi cercano soprattutto l’accessibilità al prodotto, cioè l’opportunità di inserire la nuova auto nell’ambito del proprio budget di spesa mensile.

L’altro scenario invece prevede che qualche concorrente approfitti della mossa di FCA per acquisire un vantaggio competitivo, mantenendo bloccati i listini. Quest’ultima strada, però, non è detto che porti a un risultato concreto. Oggi il cliente del nuovo è disponibile a spendere un pochino in più, pur di avere il modello d’auto che desidera. Lo prova il successo dei suv e delle crossover, che hanno prezzi superiori di almeno il 15% rispetto alle altre tipologie di vetture, ma si vendono comunque meglio. Lo si può notare osservando i modelli di successo di FCA, che già oggi hanno prezzi un pochino più alti rispetto a quelli della concorrenza. Tranne la Tipo, che però da un paio di mesi costano di fatto 400 euro in più rispetto al momento del lancio.

Tutto ciò, però, riguarda il mercato retail. Nel comparto business la situazione sta in maniera differente: un aumento dei listini potrebbe tradursi in un rallentamento della domanda, perché si rifletterebbe immediatamente sugli impegni finanziari delle aziende, così come sui canoni di noleggio. Un aumento di prezzo che potrebbe spingere a forzature commerciali sulle scontistiche, inoltre, innescherebbe una ricaduta sui valori residui, che in questo momento sono abbastanza stabilizzati (ma su livelli più bassi rispetto al passato).

Forse, più che sul prezzo o su listini gonfiati ad arte, varrebbe la pena che i costruttori si concentrassero sulla qualità dell’offerta: per esempio con tempi di consegna accettabili e con la proposizione di servizi finanziari, assicurativi e di post-vendita competitivi e integrati nel pacchetto dell’offerta. Alcuni player già lo fanno. E la risposta del mercato è sempre positiva. Questo, se ci pensiamo bene, è uno dei motivi del successo della formula del noleggio a lungo termine: un unico canone, personalizzabile a piacimento, e un “pieno” di servizi per una mobilità senza pensieri.

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