Funerale per le diesel dal 2020?

test emissioniProspettive incerte per il diesel, soprattutto in Europa. Secondo l’agenzia di stampa Reuters pare che, durante un incontro riservato del top management di Renault, sia stato deciso un progressivo disimpegno del costruttore francese nello sviluppo dei motori a gasolio, con conseguente diminuzione della produzione. La causa di questa decisione? Le normative antinquinamento sempre più rigide e le nuove metodologie dei test di omologazione che fanno prevedere vertiginosi aumenti nei costi di produzione, al punto da non rendere più competitivo il diesel nei confronti delle altre tecnologie motoristiche.

Secondo la Reuters, Renault avrebbe addirittura ipotizzato che nei segmenti più popolari e di maggior volume, quello delle utilitarie (il B) e quello delle compatte (il C), il diesel uscirà di scena dai listini europei di Renault già nel 2020, così come da tempo è avvenuto per la citycar (segmento A) della Casa, la Twingo. Un cambiamento epocale, difficilmente realizzabile in soli tre anni, a mio avviso, visto che oggi nella produzione Renault, il diesel rappresenta il 60% delle immatricolazioni e, nello specifico dei modelli, le Clio diesel valgono oltre la metà delle vendite, il 59% della Mégane, il 64% della Captur, il 76% della Scénic e l’86% della Kadjar. Non che gli altri costruttori siano messi meglio, almeno nelle vendite in Europa. Volvo, per esempio, vende il 90% delle sue automobili con motorizzazioni a gasolio, BMW il 78%, Audi il 72%, Mercedes il 70%, Psa il 62%, Volkswagen il 56% e Ford il 48%.

Renault, però, non è l’unico Costruttore a riflettere sulla sorte del diesel: il numero uno del colosso di Wolfsburg, Matthias Muller, anche sulla scia del dieselgate, ha recentemente definito una nuova strategia di sviluppo che porterà alla produzione di 30 nuovi modelli elettrici entro il 2025 e Sergio Marchionne ha ammesso che, pur continuando a non credere nell’auto elettrica, ritiene indispensabile che nei prossimi tre o quattro anni quasi tutti i modelli debbano fare ricorso a sistemi ibridi, altrimenti non sarà possibile rientrare nei parametri delle emissioni inquinanti. A tal proposito, va rilevato che i costi di produzione degli ibridi plug-in stanno scendendo molto ed entro due anni queste motorizzazioni richiederanno un esborso industriale inferiore a quello dei motori diesel.

Come se non bastasse, ci si mettono anche le normative dei singoli Paesi. Fleetblog ne ha già parlato nel post del 20 aprile scorso (“Diesel al bando in tutta Europa?”, per leggerlo, cliccare qui). Si diceva qualche mese fa che per la circolazione del diesel sarà sempre più una corsa a ostacoli, in Francia e Germania. L’Olanda, la Norvegia hanno annunciato nei mesi scorsi che imporranno lo stop alle vendite delle motorizzazioni a gasolio dal 2025. Dulcis in fundo, in questi giorni è uscita la notizia che l’Austria, sempre secondo indiscrezioni di stampa, vorrebbe fissare il limite delle vendite delle auto a gasolio non oltre il 2020. Insomma, il funerale del diesel è ormai annunciato. Che succederà alle nostre flotte aziendali alla prossima turnazione del parco?

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