L’Italia vola ancora, l’Europa no

bandiere-unione-europeaDopo tre anni in territorio positivo, a ottobre le immatricolazioni di auto in Europa hanno fatto segnare un (pur modesto) arretramento: -0,3%. Il dato, di per sé, potrebbe sembrare poco significativo: si tratta infatti di poco più di 3.000 targhe che mancano all’appello. Invece questo segno meno è decisamente allarmante, perché a decrescere, e in maniera ben più sostanziosa, sono stati due tra i principali mercati del Continente: Germania (-5,6%) e Francia (-4%). Un risultato quasi del tutto bilanciato dall’incremento delle vendite che si è registrato in altri Paesi automobilisticamente importanti come l’Italia (+9,7%) e la Spagna (+4%).

Perché in Europa inizia a spirare un venticello di crisi? Perché manca una vera e propria strategia comune nell’incentivare gli acquisti nel lungo periodo. All’estero come da noi, i governanti si accontentano di una politica dio breve respiro: erogano quel poco di ossigeno che serve per mantenere in vita (ma agonizzante) il mercato e poi basta. Anziché immaginare una politica fiscale e di sostegno che abbia come obiettivo il rinnovo del parco circolante e l’abbattimento delle emissioni inquinanti causate dal traffico veicolare.

Anche l’Italia, pur in presenza di risultati molto positivi nel 2016, rischia di retrocedere il prossimo anno, perché gli acquisti dei privati sono stati sostenuti quest’anno solamente dalle campagne promozionali delle Case e dei dealer, mentre quelli aziendali hanno ricevuto il prezioso contributo del super-ammortamento, che però nel 2017 sarà riservato solamente ai veicoli ad uso esclusivamente strumentale.

Eppure i numeri si possono leggere con chiarezza: a fronte di una seria politica incentivante, il mercato dell’auto va a gonfie vele e contribuisce a risollevare le finanze dello Stato in maniera determinante: solamente a ottobre il gettito dell’Iva derivante dalle vendite di auto in Italia è stato di ben 650 milioni di euro. Così come in Spagna, un provvedimento a 360 gradi come il Plan Pive (a sostegno degli acquisti di auto ecologiche per privati e aziende) ha mostrato di funzionare alla grande, ma il suo termine ha fatto scendere le vendite dei privati a ottobre del 2,3%.

La proroga del super-ammortamento anche alle auto aziendali assegnate in uso promiscuo sarebbe il toccasana che consentirebbe al mercato italiano di prosperare anche nel 2017. Ma non sarà così quasi certamente: perché i politici oggi sono distratti dal referendum e poi, qualunque risultato esca dalle urne, ci si concentrerà sulla caduta del Governo Renzi, oppure su un rimpasto della compagine esecutiva.

Un vero peccato mortale è quello di non voler mai prendere in considerazione seriamente un settore, quello dell’Automotive, che dà lavoro a centinaia di migliaia di lavoratori e che produce utili per l’Erario. Anche perché tutti gli attori della filiera, dalla produzione alla distribuzione, fanno di tutto per fare andare bene le cose. A partire dalle nuove soluzioni alternative all’acquisto, come il noleggio a lungo termine per i privati, che è stata la vera novità positiva del 2016. Basterebbe un esempio per far comprendere ai nostri ottusi governanti quanta voglia di auto ci sia nelle famiglie italiane, anche quando non possono permettersi di acquistarle direttamente: Be-Free, la formula di NLT per i privati distribuita nelle concessionarie Fiat, in poche settimane dal lancio ha prodotto 5.000 preventivi su Fiat 500 e Tipo, che si sono tradotti in 1.000 contratti.

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