Il fringe benefit del 2017

mercedes-classe-cCome accade alla fine di ciascun anno, la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato lo scorso 22 dicembre (nel Supplemento ordinario n. 58, allegato alla edizione n. 298/2016) il Comunicato dell’Agenzia delle Entrate contenente le tabelle nazionali dei costi chilometrici di esercizio di autovetture e motocicli elaborate dall’ACI, che servono a determinare il compenso in natura per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti e agli amministratori delle aziende. Le tabelle devono essere stilate dall’Aci e comunicate al Ministero delle Finanze entro fine novembre ed entrano in vigore nell’anno seguente.

I costi chilometrici sono necessari per quantificare l’importo dei rimborsi spettante ai dipendenti o professionisti che utilizzano il proprio veicolo svolgendo attività a favore del datore di lavoro ed anche per la determinazione del fringe-benefit, cioè della retribuzione in natura che deriva dalla concessione in uso ai dipendenti dei veicoli aziendali che vengono destinati ad uso promiscuo per esigenze di lavoro e per esigenze private. Le tabelle Aci del benefit auto sono predisposte sulla base di una percorrenza annua di 15mila chilometri, che è quella prevista dal Fisco per il calcolo del reddito da indicare in busta paga. Il fringe benefit annuale, riportato nell’ultima colonna delle tabelle, è ottenuto moltiplicando il costo al chilometro dell’autovettura interessata per 15mila e calcolando quindi il 30% del risultato, quota che la legge attribuisce appunto all’uso privato da parte del dipendente.

Anche quest’anno, come negli anni passati, molte aziende faranno ricorso ricorso alla formula del rimborso chilometrico ai dipendenti, perché preferiscono rinunciare ad avere una propria flotta: decidono che i lavoratori utilizzino l’auto propria anche per gli spostamenti professionali, riconoscendo loro il rimborso chilometrico a tariffe Aci. Questo avviene perché la convenienza fiscale ad avere un parco aziendale in Italia è molto ridotta. Conti economici a parte, questa scelta potrebbe avere una ricaduta negativa sul versante della sicurezza: non sempre, infatti, il dipendente è dotato di un’auto propria moderna ed efficiente. Quindi sul versante della sicurezza, questa iniziativa è assolutamente negativa (ricordo che l’auto utilizzata a scopi professionali è considerata un luogo di lavoro, con tutte le implicazioni che ne derivano, come stabilito iù volte dalla Cassazione), e lo Stato dovrebbe tenerne conto, anziché “spremere” le aziende come al solito. Ma questo è un discorso che Fleetblog sostiene da tempo…

Gli importi delle tabelle Aci per il 2017 hanno fatto registrare piccole variazioni al rialzo rispetto a quelle in vigore nel 2016, perché sono allineate agli aumenti dei costi che, lo scorso anno, sono stati monori rispetto al passato: siamo attorno al 2%, con incrementi più significativi per alcuni modelli aggiornati durante l’anno o che hanno subito aumenti di prezzo più elevati. I rincari, infatti, sono calcolati sulla base del valore dell’inflazione e sulle variazioni dei prezzi delle auto, di quelli dei carburanti e dei costi di manutenzione.

Analizzando le tabelle, si possono confrontare i costi chilometrici di tutti i modelli in vendita e anche quelli fuori produzione. Il fleet manager, dunque, può anche utilizzarle come strumento di lavoro per la scelta delle vetture da inserire in car policy. Ecco qualche esempio. L’Alfa Romeo Giulia 2.2 diesel 150 CV ha un costo chilometrico di 0,5761 euro, per un benefit complessivo annuo di 2.592 euro; una Audi A4 Avant 2.0 TDI 150 CV, invece, vale rispettivamente 0,5821 e 2.619 euro. Se si vuole paragonare una station wagon “premium” con una “generalista”, questo il risultato: BMW 520d Touring 190 CV 0,6440 euro/km e un fringe benefit annuale di 2.898 euro, Skoda Superb Wagon 2.0 TDI 190 CV 0,5514 euro/km e fringe benefit complessivo di 2.481 euro. La differenza, quindi è sostanziale: quasi 10 cent a km.

Se si vuole mettere a paragone alimentazioni diverse, come il gas gpl o il metano rispetto a una diesel, emergono risultati interessanti: per esempio, una Fiat Panda Easy Power (gpl) ha un costo al km di 0,3646, la Natural Power 0,3588, mentre la diesel da 95 CV (nettamente più potente rispetto alle altre due), ha un costo più basso: 0,3443 al km.

E le auto ibride? La più venduta in Italia, la Toyota Yaris, ha un costo al km di 0,4232, mentre l’omologa a benzina (da 100 CV) 0,4362. Le elettriche, infine, confermano un costo d’esercizio piuttosto elevato, a causa del prezzo di listino alto e della svalutazione superiore: una Mercedes Classe B elettrica ha un costo d’esercizio di 0,5276 euro/km, mentre una Classe C200d si ferma a 0,50. Sul sito dell’ACI, all’indirizzo internet www.aci.it, è possibile visionare il calcolo direttamente online, oppure scaricare le intere tabelle.

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