Dove è finito il privato?

L’ultima campagna promozionale, invero assai convincente, se l’è inventata FCA, che l’ha chiamata semplicemente “saldi”. Nulla di innovativo, sembrerebbe. Eppure è l’uovo di Colombo: quando si parla di sconti, d’estate, non c’è nulla di più ovvio che chiamarli saldi.

La ricetta commerciale è un riuscito mix del meglio che un costruttore (e la sua rete di vendita) può proporre: un deciso taglio al prezzo di listino (fino al 30%, assicura la promozione), un pacchetto di servizi aggiuntivi che facilitano l’acquisto (finanziamento lungo, a tasso ordinario di mercato) e un po’ di fretta (attenzione: è iniziato il countdown, scopri quanto tempo rimane e quanti esemplari sono ancora disponibili). Una campagna classica, ma da manuale, insomma.

Stando alle prime informazioni, questa promozione funziona, così come più o meno tutte, originali e non, hanno funzionato abbastanza bene quelle proposte negli ultimi mesi. Già, perché il mercato dell’auto sta andando di corsa sebbene, dicono gli esperti, la pressione commerciale stia oltrepassando i livelli di guardia. Secondo gli analisti di Dataforce, a fine anno il mercato dell’auto in Italia tornerà a superare quota due milioni di auto nuove: non accadeva dal 2010. Ma le km zero saranno quasi 300.000. Nel 2007, anno record del mercato (con 2,5 milioni di nuove targhe), furono circa 200.000. Così come lo scorso anno, con un dato finale di 1,85 milioni di auto immatricolate. Chi comprerà questa valanga di auto nominalmente usate, ma nuove a tutti gli effetti? Non è facile rispondere a questa domanda perché, sempre ricorrendo alle statistiche di Dataforce, nel 2017 gli acquirenti privati sono calati (anche se poco: l’1,5%) e a fine anno saranno al massimo circa 1,2 milioni, se tutto va come deve andare. Però nel 2007 i privati che cambiarono macchina furono oltre 1,8 milioni…

Se anche dovessimo considerare l’aggiunta delle km zero, nel 2007 i compratori privati di auto nuove furono 2 milioni, e quest’anno un milione e mezzo. Mancano all’appello, dunque, 500.000 clienti. Che dobbiamo andare a cercare tra quelli che l’auto nuova non se la possono proprio più permettere. Evidentemente sono tanti, forse troppi per un mercato maturo. Qual è la soluzione? La strada la stanno indicando già alcuni dei protagonisti del mercato moderno: i noleggiatori. Oggi l’auto alla portata di tutte le tasche non necessariamente si deve comprarla, perché il vero problema non è pagare una rata, per modesta che sia (100-150 euro possono anche bastare per un’utilitaria), ma è disporre dei quattrini da versare per l’anticipo, e poi la continua emorragia di denaro per mantenerla (l’assicurazione, la manutenzione, eccetera). Senza considerare che, un finanziamento lungo (l’unico possibile per chi non può spendere molto), comporta mettere in preventivo che dopo qualche anno la manutenzione diventerà molto onerosa.

Col noleggio, invece, il budget totale di spesa mensile rimane una certezza. Certo, una bella campagna di rottamazione statale, con bonus sostanzioso che convinca tutti a cambiare l’auto vecchia farebbe comodo, ma non succederà. Perché lo Stato soldi non ne ha e, quando l’ha fatto in passato, ha agevolato quasi solamente chi comunque l’auto aveva già la possibilità di cambiarla. Soltanto un fattore, invece, potrebbe imprimere un’accelerazione al ricambio dell’obsoleto parco circolante italiano: lo sconto fiscale. Prendiamo esempio dal mercato business: il super-ammortamento è stato (e in parte è ancora) una formidabile leva. Se fosse possibile, in qualche misura, concedere uno sgravio fiscale anche ai privati, da portare in detrazione nella dichiarazione dei redditi (come le spese mediche o il mutuo per la prima casa), sicuramente il cliente privato dell’automobile tornerebbe a sorridere. E, per le casse dell’Erario, a “invarianza zero”, cioè senza costi aggiuntivi. Proprio come impongono in tema di copertura finanziaria le attuali Leggi dello Stato.

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