Di buone intenzioni è lastricata la strada…

A leggere i risultati dell’ultima edizione dell’Osservatorio Findomestic mi viene in mente il celebre aforisma di Karl Marx: “Di buone intenzioni è lastricata la strada dell’inferno”. Mi permetto di citare Marx, un po’ a sproposito naturalmente, perché mi sembra che gli italiani non abbiano le idee molto chiare in merito alla mobilità del prossimo futuro. L’indagine, infatti, che riporta l’analisi delle intenzioni di acquisto degli automobilisti del Belpaese, ha dato risultati sorprendenti, perché mostra quanto scollamento ci sia tra la realtà odierna e i sogni.

Vengo al nocciolo della questione: secondo Findomestic e Doxa (il prestigioso partner cui si appoggia la società di credito al consumo per le proprie indagini di mercato), solamente l’8% degli automobilisti che guidano oggi un’auto a benzina sarebbe disposto a ricomprarla quando sarà il momento di sostituirla. Mentre meno di uno su quattro (esattamente il 24%) di quelli che attualmente possiedono un’auto a gasolio sarebbe disposto a confermare la propria scelta. Peccato che le immatricolazioni attuali di queste due tipologie di alimentazione messe insieme sfiorino il 90%.

Cosa sognano, dunque, gli italiani? Uno su tre vorrebbe un’auto ibrida (il 27%) oppure totalmente elettrica (il 9%). E, già che ci siamo, oltre uno su due (il 52%), la vorrebbe pure a guida autonoma. Peccato che oggi le auto ibride siano il 3,2% delle vendite, e le auto elettriche un cronico “zerovirgola”… A generare i voli pindarici degli automobilisti nostrani, in effetti, sono anche le Case costruttrici, che inondano i saloni di prototipi e show car dotate di mirabolanti tecnologie, tanto reali da poter essere toccate con mano, tanto vere da sembrare quasi alla portata di tutti. Già, peccato per quel “quasi”…

La realtà del mercato, per oltre un decennio almeno, sarà che il motore endotermico ce lo dovremo tenere ben stretto. Sicuramente saranno motori ancora più ecologici di quelli di oggi, sicuramente l’ibrido salirà nell’arco di un lustro a quote di mercato molto più significative, ma si tratterà sempre di quote minoritarie. Perché è impossibile, a livello economico e industriale, prevedere grandi volumi produttivi di auto a impatto zero. Guardate il caso della pur ricchissima Tesla: quando ha deciso di proporre la “Tesla del popolo”, il modello da 35.000 dollari, ha cominciato a generare perdite spaventose, perché non sembra in grado di tradurre in realtà le sue promesse. O quantomeno non nei tempi prospettati inizialmente.

L’auto elettrica (e in parte anche l’ibrido) sono destinati a svolgere un ruolo fondamentale nella mobilità soprattutto urbana, ma in particolare in certe situazioni ambientali, come nelle grandi metropoli, almeno ancora per il medio periodo. Che necessità ha la massaia che vive in una frazione di campagna del più minuscolo paesino del Chianti in Toscana di dotarsi di un’auto elettrica per andare a fare la spesa al supermercato una volta alla settimana? Nessuna. La produzione, la distribuzione, l’acquisto, la gestione di un’auto simile sarebbe la vera fonte di inquinamento ambientale! Tanto vale che si tenga la sua cara vecchia utilitaria di dieci anni.

Differente è invece il concetto di auto condivisa: il car sharing elettrico che elimina dalle nostre strade più congestionate qualche decina di migliaia di auto inquinanti. E nel volgere di pochi anni saranno centinaia di migliaia. In questo l’automobilista italiano vede giusto: la soluzione è corretta per il futuro. Peccato che gli intervistati pongano giustamente l’accento sulle difficoltà infrastrutturali (il 48% degli intervistati ritiene che le colonnine di ricarica oggi disponibili siano insufficienti) e che il 33% sostenga, anche in questo caso in modo corretto, di non disporre di veicoli vicino alla propria abitazione o ufficio.

Insomma, le auto a benzina (e quelle a gasolio) sono destinate a far parte ancora per un bel pezzo el panorama delle nostre strade. L’importante è non perdere ogni reale occasione di modifica delle nostre abitudini di mobilità. In questo le flotte aziendali hanno già fatto dei grandi passi in avanti.

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