Autostrade: rincari e vignetta

Come ogni anno, il 1° gennaio porta in dote gli aumenti delle tariffe autostradali. Per il 2018 l’aumento medio è del 2,74% ma, come sempre avviene, alcune tratte hanno fatto registrare aumenti clamorosi, fino a oltre il 50%. E’ il solito gioco degli arrotondamenti, o il risultato di sentenze che si sono espresse a favore dei gestori per aumenti precedentemente non autorizzati, oppure ancora come riconoscimento economico di lavori di modernizzazione, adeguamenti o sicurezza. Tutte queste motivazioni sono, a mio avviso, giustificate soltanto in parte.

Perché la normativa prevede che l’aumento delle tariffe debba essere in linea con il tasso tendenziale di inflazione: nel 2017 è stato dell’1,2%. I rincari medi, dunque, sono più che doppi. Inoltre la legge già impone ai gestori di investire parte del ricavato negli adeguamenti infrastrutturali (pena la mancata autorizzazione a praticare aumenti). Ovviamente da più parti si è sollevato un coro di voci che commentano negativamente i rincari: le associazioni a tutela dei consumatori e i politici locali hanno tuonato incessantemente per tutto il periodo dal capodanno alla befana. Ma, come sempre è accaduto, ai tuoni non farà seguito alcun temporale. Presto i rincari saranno digeriti e passeranno nel dimenticatoio, e a pagare sarà sempre Pantalone, ovvero gli automobilisti, in special modo i pendolari, che in gran parte sono utenza business.

Ad aumentare sensibilmente sono state tratte particolarmente significative e frequentate come quelle gestite dalla Società Torino-Milano (+8,34%), la Milano-Serravalle (+13,91) e la tratta Aosta-Morgex, che conduce al Monte Bianco (quindi il principale canale di comunicazione tra la Francia e l’Italia), che addirittura è aumentata del 52,70%. La tanto contestata Bre-Be-Mi, che avrebbe dovuto alleggerire la viabilità autostradale a est di Milano, e che rimane puntualmente deserta a causa delle tariffe inavvicinabili, ha subito un ulteriore aumento del 4,69%. Certo un sistema poco funzionale ad attirare nuovi clienti. Aumento pressoché analogo per la tangenziale di Napoli, una delle autostrade più frequentate del Paese, con code quotidiane leggendarie.

MI chiedo se mai questo problema sarà affrontato una volta per tutte. Senza voler fare paragoni con la Germania, dove le autostrade sono pressoché perfette da ogni punto di vista (in particolare sul versante della sicurezza) e, soprattutto gratuite, almeno vale la pena di citare il caso della Svizzera, dove, attraverso il pagamento della cosiddetta “vignetta”, si pagano 40 franchi (circa 38 euro) e si ha diritto alla circolazione su tutte le autostrade per un anno. E non è che le autostrade svizzere siano poco costose da realizzare, visto che è un Paese di montagna…

Certo, noi abbiamo la comodità del Telepass, che ci evita le code ai caselli e ci permette di ricevere un’unica fattura mensile per tutte le tratte, con possibilità di scorporare gli utilizzi privati da quelli aziendali. Ma l’idea di un’unica tassa prima o poi bisognerebbe prenderla in considerazione. Certo, si andrebbe contro il principio di chi più usa più paga. Allora un’altra proposta potrebbe essere comprendere i costi dei pedaggi nel prezzo dei carburanti. Certo, verrebbero penalizzati gli automobilisti che non percorrono tratte autostradali, se non sporadicamente. Però questo consentirebbe di provvedere in maniera migliore alla manutenzione delle strade ordinarie. Che, come tutti vediamo, sono abbandonate a uno stato pietoso. Con tutte le drammatiche conseguenze sulla sicurezza della circolazione.

Leave a Reply

Your email address will not be published.